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domenica 20 novembre 2011
son stata brava?
poi arrivano ogni tanto certe sere di magone. non il supermagone, quello se deve venire viene di mattina, quel magoncino un po' così, che sei stanca ma non ti va di dormire e ti pare troppo presto per essere stanca e accendi il computer ma ti friggono gli occhi e faresti qualcosa ma non ti va di far niente e ti viene un po' freddo ma non ti va di cercare qualcosa per coprirti e non pensi niente di particolarmente drammatico e magari neanche pensi ma c'è sul fondo quel senso di non so che che non si capisce di che sa ma ha qualcosa che non va e sta storto e non va a posto. e hai capito, perchè ormai l'ho capito, che basterebbe una carezza, che come tutte le persone hai bisogno di persone e, forse più di altre persone, hai bisogno che qualcuno ti ricordi che non è un problema se esisti e magari anzi è una cosa buona.. ma non ti va di cercare nessuno o non c'è nessuno da cercare. c'è sempre qualcuno, questo è il problema, ma la voce si impiglia sulla banalità e la frivolezza della domanda che si sceglie di non fare.
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mercoledì 2 novembre 2011
dal tramonto all'alba
finocchi a gratinare, birra, chat, lavatrice quasi pronta da stendere. cosa manca in fondo? routine, piaceri, progetti.. non è detto che tutto vada male, ma anche se fosse? a che serve pensare al peggio se non a vivere nel peggio? mi ripeto che sto bene, non so se è per convincermi o solo perchè mi sorprende questa sensazione quasi inedita. però funziona. bastarsi non vuol dire rassegnarsi: son così stanca della rassegnazione, mi fa male anche a pensarla da lontano, in vite tristi e atomiche, lontane lontanissime, per fortuna lontanissime. inedito benessere sì, si può curare e incatenare con la stessa mano, con lo stesso rassicurante avvolgente gesto, e così uccidere e salvare con un unico colpo. cicatrizza. così quest'autunno che temevo tanto si sta rivelando dolce e complesso. non riesco proprio a fare ordine e i puntelli cedono a turno, ma al cuore di questa sbilenca costruzione c'è un amore sconfinato, e non è altro che il mio respiro drogato d'aria.
sabato 1 ottobre 2011
scorrono le notti
guido bene alle tre di notte.
è un fenomeno misterioso, ho bisogno del vuoto intorno per dare il meglio di me.
avrei continuato a guidare senza meta tutta la notte se non si fosse accesa la riserva, stavolta forse l'avrei fatto, accelerando e accarezzando le curve. perchè guido meglio la notte, anche da sobria, e non mi sarei più fermata. sola su strade deserte, tanto inquieta da sentirmi bene, scordando le incertezze, i bivi, la via di casa.
in questa stanza sono altrettanto dispersa, ma questo vuoto è tanto meno veloce, ci scivolo dentro anziché sopra.
dentro da noite veloz.
è un fenomeno misterioso, ho bisogno del vuoto intorno per dare il meglio di me.
avrei continuato a guidare senza meta tutta la notte se non si fosse accesa la riserva, stavolta forse l'avrei fatto, accelerando e accarezzando le curve. perchè guido meglio la notte, anche da sobria, e non mi sarei più fermata. sola su strade deserte, tanto inquieta da sentirmi bene, scordando le incertezze, i bivi, la via di casa.
in questa stanza sono altrettanto dispersa, ma questo vuoto è tanto meno veloce, ci scivolo dentro anziché sopra.
dentro da noite veloz.
venerdì 12 dicembre 2008
volemose bene (no, non mi sono drogata. forse dovrei.)
la fatica di trovar senso alle cose diventa più faticosa con le cose senza senso. o forse no. forse tutto si fa più semplice, si riduce all'essenziale piacere di sentire il tuo respiro, che magari si affanna ma comunque è lì, e che serve di più? persone, sorrisi larghissimi o appena accennati. farsi consolare dopo un malinteso, dividere un pezzo di cioccolata con un vecchio amico, brindare alle gioie di altri che sono indiscutibilmente anche proprie. magari sarà un po' come ammonticchiare sacchi di sabbia in attesa della piena, ma chissà che non bastino a proteggerci. e poi forse ne sarà valsa la pena comunque.
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venerdì 19 settembre 2008
altrove
corridoi, passi pesanti. mi schiacciano senza bisogno d'entrare. e dentro i muri si muovono i prigionieri, li sento bussare. sento e non vedo, non vedo altro che bianco. una radio che disturba, piatti che disturbano, rumori, parole che non parlano, puzza di fumo e di fantasmi. cose che sento e non vedo, cose che non esistono. ma disturbano.
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Lincomunicabbilità
sabato 23 agosto 2008
voglia di concretezza (e di tenerezza, certo)
inventarsi un problema è un buon sistema per vedere l'alba. mentre il cielo sbianca puoi finalmente addentare un biscotto, tentare poi di riconsiderare lucidamente i termini della questione ma non trovarne più neanche un pezzo. un incanto che svanisce. la voce del fantasma si dissolve col buio, bofonchiando un'ultima volta delle miserie che meriti. qualche ora e si potranno sentire voci vere, consoleranno senza sapere. dirai che non c'è problema, perchè non ci saranno le parole per dirne. non in questa lingua.
la trigonometria, quella è roba seria.
la trigonometria, quella è roba seria.
mercoledì 25 giugno 2008
la precarietà della speranza
come una pellicola sull'acqua, ogni onda può infrangerla, ed è uno sforzo continuo riparare questo velo di illusioni, evitare che si squarci, riuscire a mantenerlo intatto, ma sottile abbastanza per guardarci attraverso.
lunedì 16 giugno 2008
tanto lo so chi sono, sono napoleone*
e mi sono addormentata felice stanotte, con le gambe stanche e la voglia di ballare. sì perchè ho pensato che volevo una musica in sottofondo per addormentarmi, perchè è sempre difficile dormire, perchè può succedere di tutto mentre dormi. allora ho messo un cd che avevo dimenticato, che hai fatto per me anni fa, e tutta storta e rannicchiata -come sempre- a proteggere il ventre, ho ballato, immobile. e mi son lasciata addormentare, forte e rilassata.
e ho pensato le parole che sto scrivendo ora, parole da dedicare a te.
e tu intanto scrivevi di me, lo scopro ora, e ora, come stanotte, ringrazio di aver imparato a chiedere aiuto, ringrazio di essere venuta da te per i buoni consigli, di essere riuscita a stare per una volta dall'altra parte, quella fragile, quella che chiede e scopre il ventre.
e così mi sono scoperta più forte, incapace di trattenere un sorriso.
e così ieri mi faceva solo sorridere che lui potesse rinfacciarmi che la mia "scorciatoia" ci aveva fatto solo perdere tempo quando poco prima non aveva idea di dove fossimo e sarebbe andato nella direzione opposta se fosse stato solo. e accettavo di seguirlo, visto che lui non si fidava di seguire me, di farmi accompagnare per strade che potrei insegnare a chiunque, metro per metro, perchè mi ci sono persa e ci ho perso giornate, e so che una vale l'altra. e so che posso andarci quando voglio e scegliere dove passare, e magari a te andrà di venire con me, come non succede da tanto, ti ricordi il negozio con le palline colorate? magari posso trovarne ancora di nuove.. e nella chiesa di fronte c'è un caravaggio, chissà perchè sono entrata a vederlo solo una volta, se ti va ci torniamo insieme. e farai per me un nuovo cd.
*questa non la capite, lo so, non è che siete stupidi, rassicuratevi. non vi spiego però, è una storia troppo lunga..
e ho pensato le parole che sto scrivendo ora, parole da dedicare a te.
e tu intanto scrivevi di me, lo scopro ora, e ora, come stanotte, ringrazio di aver imparato a chiedere aiuto, ringrazio di essere venuta da te per i buoni consigli, di essere riuscita a stare per una volta dall'altra parte, quella fragile, quella che chiede e scopre il ventre.
e così mi sono scoperta più forte, incapace di trattenere un sorriso.
e così ieri mi faceva solo sorridere che lui potesse rinfacciarmi che la mia "scorciatoia" ci aveva fatto solo perdere tempo quando poco prima non aveva idea di dove fossimo e sarebbe andato nella direzione opposta se fosse stato solo. e accettavo di seguirlo, visto che lui non si fidava di seguire me, di farmi accompagnare per strade che potrei insegnare a chiunque, metro per metro, perchè mi ci sono persa e ci ho perso giornate, e so che una vale l'altra. e so che posso andarci quando voglio e scegliere dove passare, e magari a te andrà di venire con me, come non succede da tanto, ti ricordi il negozio con le palline colorate? magari posso trovarne ancora di nuove.. e nella chiesa di fronte c'è un caravaggio, chissà perchè sono entrata a vederlo solo una volta, se ti va ci torniamo insieme. e farai per me un nuovo cd.
*questa non la capite, lo so, non è che siete stupidi, rassicuratevi. non vi spiego però, è una storia troppo lunga..
venerdì 13 giugno 2008
venerdìtredici
stavo pestando una pizza tornando a casa, non una merda una pizza. bah. porta fortuna? pare che certi fumettisti americani oggi non lavorassero causa venerdì 13, a quanto pare la prendono sul serio. cattiva sorte.. forse anch'io avrei fatto bene a non uscire di casa oggi. scopro solo ora del transito ostile di venere, opposto a nettuno di nascita, andrebbero letti al mattino gli oroscopi. tutte cazzate. comunque è andata, anche se continuo a non capire, cerco una definizione condivisa di parole pesanti e ininfluenti. ho ancora domande. mi fa fisicamente male il cuore, eppure sono contenta di averne uno. e mi sento la coscienza a posto.
non dovevo scriverlo questo post.
non dovevo scriverlo questo post.
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vita nuova
giovedì 13 marzo 2008
(robba che se riesco a organizzamme capace pure che ripijo a posta' co 'na certa regolarità)
...
e poi aprendo qui stasera ho avuto un po' di nostalgia.
state tutti bene?
ho letto in giro, poi ho letto indietro, tutte le cazzate che scrivevo sul mio blog.. invece ho scoperto che dicevo la verità. non la Verità, ma cose che erano vere, anche troppo. vere nel momento in cui le scrivevo, per me e solo per me. e per un motivo o per un altro (e non mi interessa sapere nè l'uno nè l'altro) scriverle mi è servito. rileggerle anche di più, stasera. e mi porto a letto un po' di magone, stasera, per ricordarmi che a guardarsi in fondo si guadagna sempre.
baci, m.
e poi aprendo qui stasera ho avuto un po' di nostalgia.
state tutti bene?
ho letto in giro, poi ho letto indietro, tutte le cazzate che scrivevo sul mio blog.. invece ho scoperto che dicevo la verità. non la Verità, ma cose che erano vere, anche troppo. vere nel momento in cui le scrivevo, per me e solo per me. e per un motivo o per un altro (e non mi interessa sapere nè l'uno nè l'altro) scriverle mi è servito. rileggerle anche di più, stasera. e mi porto a letto un po' di magone, stasera, per ricordarmi che a guardarsi in fondo si guadagna sempre.
baci, m.
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martedì 26 febbraio 2008
circostanze
le cose mute che ci circondano*
oggi perfetto, oggi sospeso. oggi che basta a sè, pieno di piccole cose concrete, da leggere finchè son vive. con i dubbi messi in fila ad aspettare tempi peggiori.
oggi che dura da un po', grazie a persone che non so ringraziare, e a persone che fanno sembrare stupidi i miei ringraziamenti. e va bene così, stupida e grata, stupìta nel trovare tutto qua intorno, felice di offrire vino e cous cous.
e intanto tratto con la tristezza, per separarsi senza allontanarsi troppo. serenamente di passaggio tra le stanze del circo che non abito più, lascio risuonare il mio nome, accetto che sia uno solo.
e mi accetto stupida, oggi, e aperta alle lacrime, persino davanti alla tv. brutale rannicchiarsi conclusivo, chè non c'è speranza per questo mondo, ma per noi sì.
ma mi spiace d'averlo pensato.
* l'uomo dà il massimo delle sue capacità quando acquisisce la piena coscienza delle sue circostanze. [...] camminiamo tra di esse come ciechi, lo sguardo fisso a remote imprese, proiettati verso la conquista di lontane, schematiche città.
José Ortega y Gasset, meditazioni del Chisciotte
venerdì 23 novembre 2007
domenica 7 ottobre 2007
detto con le parole che non ho
arriva la pioggia preannunciata da fitte alla mano.
rumore su rumore, voci che vorrei picchiare, non riesco a concentrarmi. vorrei pensarle e dirle chiaramente queste sensazioni, ma la scrittura non si scioglie. allora meglio non filtrare, tanto non si può dire senza mentire.
perdo i denti in sogno, vengo accusata, aspetto il verde di un semaforo che non esiste. in sogno.
poi mi sveglio? zaffate di lucidità, solo momenti per fortuna, coltelli. sono molto coerente nella mia incostanza, puntualissima nel rimandare. trascino me stessa senza pietà, frantumi di cose inutili.
no, non l'ho ancora deciso che cosa voglio.
dimmi come mi vuoi e cambierò per piacerti, tanto a me non piacerò comunque.
sottofondo che prende il sopravvento a sprazzi, spranga le porte.
quindi ogni tanto stai peggio?
no, ogni tanto sto meglio
ah
si ride con estrema serietà. rido per non piangere, dormo per non pensare, cerco una buona scusa. pare che nessuno abbia visto in faccia l'assassino, io dov'ero? mi serve un'alibi? posso direttamente confessare. c'era un patrimonio da sprecare e non ho fallito, sì ma ora dove siamo?
una certa rabbia che si chiama invidia, una certa stanchezza che si chiama paura e un dimenarsi che non trova nome.
la pelle trasuda cemento, sostanza melmosa che si condensa, m'imprigiona. immutabile.
e non mi sembra giusto, ma un po' anche sì.
rumore su rumore, voci che vorrei picchiare, non riesco a concentrarmi. vorrei pensarle e dirle chiaramente queste sensazioni, ma la scrittura non si scioglie. allora meglio non filtrare, tanto non si può dire senza mentire.
perdo i denti in sogno, vengo accusata, aspetto il verde di un semaforo che non esiste. in sogno.
poi mi sveglio? zaffate di lucidità, solo momenti per fortuna, coltelli. sono molto coerente nella mia incostanza, puntualissima nel rimandare. trascino me stessa senza pietà, frantumi di cose inutili.
no, non l'ho ancora deciso che cosa voglio.
dimmi come mi vuoi e cambierò per piacerti, tanto a me non piacerò comunque.
sottofondo che prende il sopravvento a sprazzi, spranga le porte.
quindi ogni tanto stai peggio?
no, ogni tanto sto meglio
ah
si ride con estrema serietà. rido per non piangere, dormo per non pensare, cerco una buona scusa. pare che nessuno abbia visto in faccia l'assassino, io dov'ero? mi serve un'alibi? posso direttamente confessare. c'era un patrimonio da sprecare e non ho fallito, sì ma ora dove siamo?
una certa rabbia che si chiama invidia, una certa stanchezza che si chiama paura e un dimenarsi che non trova nome.
la pelle trasuda cemento, sostanza melmosa che si condensa, m'imprigiona. immutabile.
e non mi sembra giusto, ma un po' anche sì.
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venerdì 14 settembre 2007
emme come mano
ho iniziato un post che mi pareva interessante, ma è passato un giorno e non mi suona più. resta così. d'altra parte l'incompiutezza ha sempre contraddistinto ogni mia attività. beh sì, a ben vedere cosa ho mai portato fino in fondo?
ma questo discorso ora non mi interessa, la maggior parte dei discorsi in questo momento non mi interessano, cerco nel concreto, non sempre il senso è teoria, anzi, magari si trovano più risposte nella sensorialità. stessa parola poi, senso, essenziale in ogni suo senso.
mh,
mi sto perdendo in ghirigori di dubbio gusto però, volevo evitare i discorsi inutili invece, non perdermi a seguire la solita comitiva di pensieri che poi, a conti fatti, non arriva mai in nessun posto (un giorno si accorgeranno, i miei pensieri, che li sto facendo girare in tondo, e prenderanno a lamentarsi del cibo scadente e dei sedili scomodi, della scarsità di riposo che gli concedo, delle dozzinali scenografie che mal simulano panorami mozzafiato. e allora saranno cazzi, come si suol dire).
ma non voglio disprezzare troppo l'effimero girovagare dei miei pensieri, per carità. è produttivo a suo modo. al mio passare germogliano dal nulla idee a forma di domanda, vedo fiorire a ogni angolo nuove questioni, inerti ovvietà che pulsano di nuova inutile vita. un dono, non c'è che dire. rilassarsi no eh?
qualcuno mi ha detto "certo, tu dici: perchè devo problematizzare pure il beige? ma perchè rinunciare a questo se fa parte di te?" beh, per stanchezza, casomai. ma non rinuncio, non rinuncio a niente, non mi convinco del tutto che sia una risorsa, ma visto che questo passa in convento..
sì, non solo questo però. oltre la testa le mani.
prima ci si chiedeva quanto vale la vita, ci si chiedeva quanto vale un bicchiere. io francamente ho una vita che vale parecchio, almeno per me. e ho anche un bicchiere che vale parecchio, fatto a mano dalle mie mani, soffiato a bocca dalla mia bocca. e nella sua concretezza cerco quel senso di cui parlavo, nel piacere del fare. la mano si muove e ne esce qualcosa, la materia si trasforma, l'emozione del creare. e non importa cosa, è bello produrre qualcosa con le proprie mani, qualunque cosa.. un bicchiere, un palazzo, la più strabiliante opera d'arte o anche semplicemente la nuova subdola salsetta a base di pistacchi (che vado a servire..).
ma questo discorso ora non mi interessa, la maggior parte dei discorsi in questo momento non mi interessano, cerco nel concreto, non sempre il senso è teoria, anzi, magari si trovano più risposte nella sensorialità. stessa parola poi, senso, essenziale in ogni suo senso.
mh,
mi sto perdendo in ghirigori di dubbio gusto però, volevo evitare i discorsi inutili invece, non perdermi a seguire la solita comitiva di pensieri che poi, a conti fatti, non arriva mai in nessun posto (un giorno si accorgeranno, i miei pensieri, che li sto facendo girare in tondo, e prenderanno a lamentarsi del cibo scadente e dei sedili scomodi, della scarsità di riposo che gli concedo, delle dozzinali scenografie che mal simulano panorami mozzafiato. e allora saranno cazzi, come si suol dire).
ma non voglio disprezzare troppo l'effimero girovagare dei miei pensieri, per carità. è produttivo a suo modo. al mio passare germogliano dal nulla idee a forma di domanda, vedo fiorire a ogni angolo nuove questioni, inerti ovvietà che pulsano di nuova inutile vita. un dono, non c'è che dire. rilassarsi no eh?
qualcuno mi ha detto "certo, tu dici: perchè devo problematizzare pure il beige? ma perchè rinunciare a questo se fa parte di te?" beh, per stanchezza, casomai. ma non rinuncio, non rinuncio a niente, non mi convinco del tutto che sia una risorsa, ma visto che questo passa in convento..
sì, non solo questo però. oltre la testa le mani.
prima ci si chiedeva quanto vale la vita, ci si chiedeva quanto vale un bicchiere. io francamente ho una vita che vale parecchio, almeno per me. e ho anche un bicchiere che vale parecchio, fatto a mano dalle mie mani, soffiato a bocca dalla mia bocca. e nella sua concretezza cerco quel senso di cui parlavo, nel piacere del fare. la mano si muove e ne esce qualcosa, la materia si trasforma, l'emozione del creare. e non importa cosa, è bello produrre qualcosa con le proprie mani, qualunque cosa.. un bicchiere, un palazzo, la più strabiliante opera d'arte o anche semplicemente la nuova subdola salsetta a base di pistacchi (che vado a servire..).
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domenica 19 agosto 2007
pesantezza
il terreno frana anche da questa parte allora? rimetto rapidamente tutto a posto, un attimo di pazienza e sarò come nuova.
provare a divertirsi e trovare stupido ogni gesto, trascinarsi un'inestirpabile tristezza e rovinare la serata alla gentile compagnia. inutile ricerca di un luogo in cui non sentirsi fuori luogo, inutile fuga dalla solitudine, un elastico ti riporta indietro, più indietro. nessun abbraccio in cui tornare. niente a cui tornare. lasciami qui lasciami stare lasciami così.
soffio del fumo e mi ci metto a parlare, ma non è nella natura del fumo fermarsi a chiacchierare, si può restarne delusi? solo la follia può giustificare questa lacrima, ma non è certo la follia che manca da queste parti, ha senso sorprendersi?
sei fondamentalmente una disadattata, cara subdola fanciulla, è tanto difficile da ammettere? e ammetti per una volta che le cose non cambieranno. non c'è una strada da ritrovare. in questo è più semplice la realtà, dove anche in un paese sperduto e deserto trovi alla fine un cimitero e una fioraia pronta ad elencare tutte le uscite della superstrada e riportarti sulla retta via. nelle cose pratiche non ci si perde mai del tutto. è in me che mi perdo. sarà vero? forse invece è tutto fin troppo chiaro. semplicissimo. è ora di rinunciare. continua a fingere e non chiedere altro. balla anche se non distingui le note, fingi che il vino basti, fingi di saperla lunga. lo so che sai fingere, non sai far altro probabilmente. e non offenderti, non sto parlando di falsità, è concesso alla donna di mettere un po' di trucco. al di là del velo il nulla, ma poco importa. non importa, basta che nessuno lo sappia. non devi disprezzarti -ok- devi avere fiducia -ok- devi vincere le tue paure -ok- devi pensare meno -ok- la vita è bella -ok-
certo certo certo. questa cosa che manca l'aria dev'essere solo una mia impressione, pensa ad altro e vedrai che non vomiti, concentrati sul respiro -ma non respiro-
e cullo il mio suicidio come un bimbo che aspetta il giorno che verrà natale. tira come una vertigine, non soffro di vertigini, ma ho paura di cadere, sogno ricorrente, voglio un appoggio stabile. dove si compra? mi muovo circospetta -SBAGLI! (sbaglio sempre a quanto pare) eppure ci sono arrivata sulla torre più alta del castello, e non fa nessuna differenza. sento irriducibile una differenza, corpo estraneo inglobato, bene che vada. candida e distante. marginale. ma sapessi come si vede bene da qui.. vale la pena restare per raccontarlo. missione. a ognuno il suo.
perchè la vita è tenerezza
perchè si muore di tristezza
perchè la vita è tenerezza
le mogli degli altri non amano me
un'inezia basta a farmi star bene, godo nei dettagli -rifugio?- accostamenti di colori, minime cortesie, assenza di sangue - è da non credere che invece stia male. aiuto non esigibile, non richiesto ma non per questo non necessario. c'è chi mi stima tanto da non riuscire a preoccuparsi per me. vai bene così. tu no. silenzi, eventi che non avvengono. io non esisto. io non sono mai esistita.
provare a divertirsi e trovare stupido ogni gesto, trascinarsi un'inestirpabile tristezza e rovinare la serata alla gentile compagnia. inutile ricerca di un luogo in cui non sentirsi fuori luogo, inutile fuga dalla solitudine, un elastico ti riporta indietro, più indietro. nessun abbraccio in cui tornare. niente a cui tornare. lasciami qui lasciami stare lasciami così.
soffio del fumo e mi ci metto a parlare, ma non è nella natura del fumo fermarsi a chiacchierare, si può restarne delusi? solo la follia può giustificare questa lacrima, ma non è certo la follia che manca da queste parti, ha senso sorprendersi?
sei fondamentalmente una disadattata, cara subdola fanciulla, è tanto difficile da ammettere? e ammetti per una volta che le cose non cambieranno. non c'è una strada da ritrovare. in questo è più semplice la realtà, dove anche in un paese sperduto e deserto trovi alla fine un cimitero e una fioraia pronta ad elencare tutte le uscite della superstrada e riportarti sulla retta via. nelle cose pratiche non ci si perde mai del tutto. è in me che mi perdo. sarà vero? forse invece è tutto fin troppo chiaro. semplicissimo. è ora di rinunciare. continua a fingere e non chiedere altro. balla anche se non distingui le note, fingi che il vino basti, fingi di saperla lunga. lo so che sai fingere, non sai far altro probabilmente. e non offenderti, non sto parlando di falsità, è concesso alla donna di mettere un po' di trucco. al di là del velo il nulla, ma poco importa. non importa, basta che nessuno lo sappia. non devi disprezzarti -ok- devi avere fiducia -ok- devi vincere le tue paure -ok- devi pensare meno -ok- la vita è bella -ok-
certo certo certo. questa cosa che manca l'aria dev'essere solo una mia impressione, pensa ad altro e vedrai che non vomiti, concentrati sul respiro -ma non respiro-
e cullo il mio suicidio come un bimbo che aspetta il giorno che verrà natale. tira come una vertigine, non soffro di vertigini, ma ho paura di cadere, sogno ricorrente, voglio un appoggio stabile. dove si compra? mi muovo circospetta -SBAGLI! (sbaglio sempre a quanto pare) eppure ci sono arrivata sulla torre più alta del castello, e non fa nessuna differenza. sento irriducibile una differenza, corpo estraneo inglobato, bene che vada. candida e distante. marginale. ma sapessi come si vede bene da qui.. vale la pena restare per raccontarlo. missione. a ognuno il suo.
perchè la vita è tenerezza
perchè si muore di tristezza
perchè la vita è tenerezza
le mogli degli altri non amano me
un'inezia basta a farmi star bene, godo nei dettagli -rifugio?- accostamenti di colori, minime cortesie, assenza di sangue - è da non credere che invece stia male. aiuto non esigibile, non richiesto ma non per questo non necessario. c'è chi mi stima tanto da non riuscire a preoccuparsi per me. vai bene così. tu no. silenzi, eventi che non avvengono. io non esisto. io non sono mai esistita.
venerdì 17 agosto 2007
(non ho mai scritto per essere capita)
questo non devi farlo.
lo so.
un altro giro di corda, invece, ancora un po' più stretto. sapendo che fa male, sentendo che fa male.
basta davvero poco. una screziatura in un piano omogeneo, subito si fa crepa, fessura da cui guardare e inorridire, falla che imbarca acqua, e poi buco in cui cadere.
e sprofondando vi guardo trasformarvi dalla mediocrità alla perfezione, corpi mollicci che si fanno statue, forti, sensuali. occupazioni inutili e pensieri banali acquistano la dignità che manca a me, diventano essenziali, funzionano. il vuoto riempe tutto, non serve altro, così fan tutti, tout se tiene, rien ne va plus, c'est la vie.
un altro giro di giostra!
il fango mi risucchia e non protesto, voglio smettere di occupare uno spazio. voglio smettere di condividere lo spazio, voglio un trono, devozione. voglio che al mondo non restino altri se non io e chi venga ad adorarmi. voglio la realtà piegata al mio volere. e il mio volere piegato al mio volere. non voglio volere. voglio un posto a metà strada tra il peggio e il meglio. mio.
dimmi perchè no.. perchè non posso vincere neanche una volta?
lo so.
un altro giro di corda, invece, ancora un po' più stretto. sapendo che fa male, sentendo che fa male.
basta davvero poco. una screziatura in un piano omogeneo, subito si fa crepa, fessura da cui guardare e inorridire, falla che imbarca acqua, e poi buco in cui cadere.
e sprofondando vi guardo trasformarvi dalla mediocrità alla perfezione, corpi mollicci che si fanno statue, forti, sensuali. occupazioni inutili e pensieri banali acquistano la dignità che manca a me, diventano essenziali, funzionano. il vuoto riempe tutto, non serve altro, così fan tutti, tout se tiene, rien ne va plus, c'est la vie.
un altro giro di giostra!
il fango mi risucchia e non protesto, voglio smettere di occupare uno spazio. voglio smettere di condividere lo spazio, voglio un trono, devozione. voglio che al mondo non restino altri se non io e chi venga ad adorarmi. voglio la realtà piegata al mio volere. e il mio volere piegato al mio volere. non voglio volere. voglio un posto a metà strada tra il peggio e il meglio. mio.
dimmi perchè no.. perchè non posso vincere neanche una volta?
venerdì 3 agosto 2007
la bella stagione
come per magia è il tre di agosto. le vacanze a questo punto sembrano un dovere, e il tempo dei doveri non più così lontano, non ci sarà modo di accorgersene che già sarà settembre. e sui punti ci saranno ancora interroganti segni grafici, ancora domande. e nel frattempo? appunto. sole, gioia, bellezza. sì, come no. ci godiamo la vita giusto? io non so da che parte si cominci. so solo che sono stanca da piangere, e neanche un trofeo in bacheca da rimirare per prendere sonno. partire si può, ma dovrei lasciare a casa marianna per andare in vacanza davvero. toh, è scappato il mio nome, per chi ancora non lo conosceva, il sacro anonimato del blogger.. stronzate, come tutto il resto. è tutto finto, la finzione non più della realtà. devo smetterla di credere nella vita, di crederci tanto da volerne fuggire, lo so che non sarò mai felice, non in questa vita, e un'altra dubito ci sia. mi è molto chiaro, non sono capace di essere felice, non so guardarmi con amore, incontentabile. una fame che è una condanna.
giovedì 21 giugno 2007
io della vita non ci ho capito un cazzo
la gente normale, categoria che magari non esiste ma che comunque se esiste non mi conta al suo interno, usa l'altra gente. e non lo dico in senso negativo, forse è quello che chiamiamo socialità, un bisogno ancestrale, ci si appoggia, con grande naturalezza, gli uni agli altri, e se funziona non è un peso nè per gli uni nè per gli altri. da soli pare non si riesca a stare. una croce di case che si chiamano piano e non sanno che è paura di restare soli nel buio, diceva una poesia di quasimodo (forse non esattamente, cito a memoria, non sono del tutto attendibile, forse neanche c'entra molto). insomma la bestia uomo, soprattutto se è in difficoltà, cerca un suo simile. la cosa ha un senso.
io invece no. appoggio vietato. mai niente da dire, le cose belle non sono mai belle abbastanza, sono il minimo dovuto, le cose brutte non ci dovrebbero essere, tenerle coperte è l'unica possibilità. è estremamente faticoso, ma non so fare in altro modo. e così in giorni come questi mi nascondo, dietro una battuta, una birra, una scusa banale. magari si capisce anche che un tarlo, o più tarli mi consumano, ma svicolo e mi si lascia svicolare. tu invece che mi racconti? o anche silenzio, se il magone non sta tutto sotto la maschera meglio restare da soli. io sto bene da sola. e ti aspetti che ci sia ancora qualcuno che creda a questa cazzata? per abitudine ripeto, per abitudine ci credo. e allora non rispondo al telefono, tanto meno chiamo, chiedo, pretendo ascolto, aiuto, distrazione. e perdo un sacco di cose. ho perso un sacco di cose in questo modo, e ora è tardi. perchè a nessuno importa di me, perchè a me non importa di me.
io invece no. appoggio vietato. mai niente da dire, le cose belle non sono mai belle abbastanza, sono il minimo dovuto, le cose brutte non ci dovrebbero essere, tenerle coperte è l'unica possibilità. è estremamente faticoso, ma non so fare in altro modo. e così in giorni come questi mi nascondo, dietro una battuta, una birra, una scusa banale. magari si capisce anche che un tarlo, o più tarli mi consumano, ma svicolo e mi si lascia svicolare. tu invece che mi racconti? o anche silenzio, se il magone non sta tutto sotto la maschera meglio restare da soli. io sto bene da sola. e ti aspetti che ci sia ancora qualcuno che creda a questa cazzata? per abitudine ripeto, per abitudine ci credo. e allora non rispondo al telefono, tanto meno chiamo, chiedo, pretendo ascolto, aiuto, distrazione. e perdo un sacco di cose. ho perso un sacco di cose in questo modo, e ora è tardi. perchè a nessuno importa di me, perchè a me non importa di me.
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subdolità
domenica 17 giugno 2007
l'ho già detto che sono subdola?
sono brava a mandar giù. incarto con cura le delusioni e le ripongo in cantina. difficile sospettare che ci siano, le scordo anch'io. mi deludo ogni giorno, tutti i giorni mi deludono, ma li piego e li metto via per sorridere al nuovo sole che sorge come se fosse il primo. ma anche quel che è nascosto pesa e le energie si assottigliano. non si può consumare energia senza ricrearne, poi finisce. mi serve un po' di grande immensa totale felicità sennò finirò le riserve, finiranno i miei sorrisi amari ma ostinati. e neanche ci credo nella felicità.
quindi come stai? bene grazie.
sono bravissima a star bene lo stesso. so nutrirmi di nulla, devo, non ho nulla di cui nutrirmi. di quello che ho non so nutrirmi, quello che ho non mi va mai bene, è pane ammuffito. ma ho fame, e nausea. circolo vizioso.
quindi?
QUINDI?
sempre a fare domande eh? non la perdiamo questa brutta abitudine eh?
quindi come stai? bene grazie.
sono bravissima a star bene lo stesso. so nutrirmi di nulla, devo, non ho nulla di cui nutrirmi. di quello che ho non so nutrirmi, quello che ho non mi va mai bene, è pane ammuffito. ma ho fame, e nausea. circolo vizioso.
quindi?
QUINDI?
sempre a fare domande eh? non la perdiamo questa brutta abitudine eh?
mercoledì 13 giugno 2007
emme come "ma che palle"
sbuffo. sospiro.
quindi? allora? quando cambierò?
non dovrei aver già trovato un equilibrio? sono anziana per le crisi adolescenziali. anziana per dondolare, un passo indietro. dove correte?
mi guardo intorno e provo invidia, e disgusto. mi fate schifo e vorrei essere come voi. invece sono una bolla d'aria. non capisco come è successo, dov'ero? che ho fatto? e ora? neanche una risposta.
ti odio mia subdola mente, mi sfuggi, ti infiltri come acqua nel terreno, sei ovunque, sparisci ma non mi lasci, sfuggi alla vita ma non la lasci. non scappi ma ti volti di spalle, che senso ha? ora scopri la schiena, aspetti un colpo, o un bacio. aspetti. voltata.
ma che palle!
quindi? allora? quando cambierò?
non dovrei aver già trovato un equilibrio? sono anziana per le crisi adolescenziali. anziana per dondolare, un passo indietro. dove correte?
mi guardo intorno e provo invidia, e disgusto. mi fate schifo e vorrei essere come voi. invece sono una bolla d'aria. non capisco come è successo, dov'ero? che ho fatto? e ora? neanche una risposta.
ti odio mia subdola mente, mi sfuggi, ti infiltri come acqua nel terreno, sei ovunque, sparisci ma non mi lasci, sfuggi alla vita ma non la lasci. non scappi ma ti volti di spalle, che senso ha? ora scopri la schiena, aspetti un colpo, o un bacio. aspetti. voltata.
ma che palle!
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