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martedì 27 marzo 2012

se parare o segnare

in effetti ho qualche problema con le chiusure. non le lampo, cioè anche quello volendo, ma non ultimamente che son pure dimagrita e mi va tutto largo. dicevo, fatico a chiudere. partire è un po' morire, staccarsi e cadere nel vuoto, c'è a chi piace. io mi abbarbico piuttosto, alle più nefaste situazioni e alle più nocive persone. esagero come sempre. però... per dire, fare le tre di notte senza riuscire a mollare un lavoro noioso che potrebbe occupare senza difficoltà la mattinata libera di domani, che a questo punto dovrò passare a dormire, con nefaste conseguenze sul mio bioritmo e sulle condizioni igieniche della casa. nottata al computer, così, per amore della scienza, dell'arte, dell'umanità. amore che così a freddo, interrogata, negherei con forza di avere. boh. è solo che se mi si chiede una cosa la faccio. presto e bene. e gratis, neanche a dirlo. ma al di là di questo apparente masochismo pervasivo, che poi masochismo secondo me non è ma qui il discorso sarebbe lungo e non era quello che mi ispirava questa notte che ormai non dormirò, mi interessava invece l'impossibilità di fermarmi, mettere un punto e far calare il buio e il sonno. neanche fosse un addio... o sì? di nuovo, il buio che tutto inghiotte e chissà se restituirà mai qualcosa. quindi nel dubbio si continua a scrivere fino a consumarsi. come non so smettere di mangiare o di baciare fino a che non si vuota il piatto o l'anima e continuo ad avvitarmi fino a che non fa male davvero, e davvero fra un po' sorge il sole e sono ancora sveglia e non ho scritto come volevo e neanche volevo che prorpio non lo so perchè neanche questo blog lo riesco a chiudere, lo lascio a languire ma non mi decido a metterci un punto, così, dove viene, senza fronzoli e morali finali, come un post nato male che non aveva niente da dire e si allunga a singhiozzi con una virgola dietro l'altra senza trovare la pace di un punto, e basta. così.

mercoledì 4 gennaio 2012

sensi di marcia

avviarsi a piedi verso trastevere come se fosse ancora estate, tornare alle quattro come se fossimo ancora giovani. sotto la pioggia. mi sento mentre parlo e mi trovo convincente, anche lo sconosciuto che mi ascolta sembra convincersi, sono acuta e competente, appassionata, si direbbe che il mio lavoro sia fichissimo e io brava a farlo. lo saluto certa di avergli cambiato la vita, anche se neanche lui ricorderà il mio nome.
il tempo si polverizza ancora più in fretta durante le vacanze, sparisce e m'angoscia. la casa sembra esplosa, continua a produrre spazzatura e il riordino pare infinito. oggi ho piantato il mio primo chiodo, queste pareti sono un tale tripudio di chiodi inutili che non ho mai avuto bisogno di piantarne uno da che sto qui, tredici mesi giusto ora. era il mio scorso compleanno, e pare una vita fa. quest'anno ho teso del filo verde tra i chiodi in salotto e ho creato la scheletro di un albero di natale, l'ho decorato e ho acceso il camino come fossi pervasa dallo spirito natalizio. come quei giorni che proprio non usciresti di casa, ma visto che devi almeno ti metti un po' di matita sotto gli occhi e ti sembra di diventar presentabile.
avrei voglia di camminare per ore, ritrovare questa città, ma mi si rovescia sotto gli occhi: ora anche la strada dove vivo andrà all'incontrario, proprio come il treno dei desideri, dei miei pensieri.
io intanto canto, che mi migliora sempre l'umore.

sabato 1 ottobre 2011

scorrono le notti

guido bene alle tre di notte.
è un fenomeno misterioso, ho bisogno del vuoto intorno per dare il meglio di me.
avrei continuato a guidare senza meta tutta la notte se non si fosse accesa la riserva, stavolta forse l'avrei fatto, accelerando e accarezzando le curve. perchè guido meglio la notte, anche da sobria, e non mi sarei più fermata. sola su strade deserte, tanto inquieta da sentirmi bene, scordando le incertezze, i bivi, la via di casa.
in questa stanza sono altrettanto dispersa, ma questo vuoto è tanto meno veloce, ci scivolo dentro anziché sopra.
dentro da noite veloz.

lunedì 12 settembre 2011

lunedì, settembre, 2011, perchè allora sono così tranquilla?

uno dei compiti rimandati a lunedì che ora non riesco a ricordare era sicuramente dare una pulita a casetta, ma, per l'appunto, non lo ricordo. c'è puzza di gas in cucina e di trementina in salotto, ignoro il rischio esplosione e confido nelle esalazioni tossiche, con il mio fisico ormai prossimo al cedimento definitivo che mi guarda con rassegnazione. nel frattempo ho aggredito le pareti e la loro bruttezza armata di una matita nera - don chisciotte me fa na pippa, diciamolo. il bello è che sono abbastanza soddisfatta del risultato, minimalista e concettuale. e colorare la carta da parati è un lavoro così ipnotico che potrei continuare per sempre, con una giusta musica di sottofondo. nel mio continuo sforzo per non pensare sto pensando molto, sono così giunta alla conclusione che non mi libererò mai di me. ma potevano toccarmi compagnie molto peggiori, col tempo magari faremo pure amicizia.

mercoledì 27 aprile 2011

chiodi

se il vuoto sia spazio o naufragio, mancanza o possibilità.
forse più semplicemente non è, non ha parole.
mentre mi interrogo con interrogatori serrati su voglie e volontà e sulla più banale realtà delle cose, presenti e da venire, le pareti continuano ad essere come sono, deturpate dagli anni e dalla mania espositiva degli antenati.
è che un po', onestamente, mi piacciono. vecchie, segnate, svuotate, cariche di storie e di niente, spogliate e aperte a nuove possibilità.
e mi sono ritrovata, spiazzata dal mio star bene, con un desiderio indecente di normalità di cui non so proprio che fare.
quindi nell'attesa lo appenderò a uno dei tanti chiodi rimasti là, a prender polvere, e mi farò riprendere dall'angoscia mattutina, dai dubbi, dagli scambi di persona. dai vuoti senza spazio. che è meglio.

martedì 30 novembre 2010

il post di novembre, prima che sia troppo tardi

ho progettato molti post questo mese. un giorno qualcuno mi dovrà spiegare dove finiscono le ore, e le idee che ci si incollano sotto.

mercoledì 24 giugno 2009

fragili passi

come impronte sulla sabbia.
come immaginare le storie degli oggetti
-infinite soluzioni e nessuna dimostrabile-
inutile, a ben vedere.
come piace a me.

giovedì 30 aprile 2009

mi sto infine crepando anch'io

ormai da un po' mi aggiro fotografando muri scrostati e tutto quanto è consumato. mi piace, ad esempio, come invecchia il legno. si disfa ma resiste. il tempo, gli urti, le tempeste disegnano imprevedibili quadri astratti, riportando alla vista strati di colore dati in giorni lontani. ci si legge la storia, il giallo sotto il bianco, l'azzurro che prima era blu, le crepe e le riparazioni, il legno vivo che si intravede al di sotto di tutto. infinite variazioni che solo la vita e il lavoro hanno potuto lentamente creare.
siamo legni in mezzo al mare, ma possiamo sempre cercare la bellezza.

mercoledì 25 febbraio 2009

ogni tanto passo a spolverare

fili d'inchiostro

martedì 16 dicembre 2008

fotosintesi!

credo di essere una pianta.
è perchè manca il sole da troppo tempo che mi sento appassire. perchè forse non tutti sanno che io sono autotrofa, se mangio è solo per gola, l'energia con cui vivo (o vegeto) è tutta autoprodotta, sintetizzando luce o altre amenità. ma qui piove e piove e piove. marcirò.

lunedì 27 ottobre 2008

decadenza


stato confusionale diffuso.
il segno dei tempi,
come quando scrivi avedon e il telefonino capisce buffon. miracoli del t9..

ecco mi sono ricordata cos'è che avevo deciso di fare stasera! vabbè ma ora ho sonno, lasciamo perdere. domani.
comunque mi sto rincoglionendo, è ufficiale. sto invecchiando probabilmente, dimentico tutto. una volta ricordavo tutto a mente.
ora devo ricordarmi di scrivere, quello che scrivo mi resta in mente, il resto no, ricordo solo che c'era. quel libro che si intitola non so come che ho letto non so dove che è bello e parla di non so cosa. ecco, volevo leggerlo. dovevo scriverlo. è vero che perdo anche gli appunti, ma le cose che ho scritto poi me le ricordo. ironico.
intanto arrivano buio precoce e pioggia battente, forse prossimamente anche il freddo, tempo di lane e tisane. e tutto procede per il meglio. se non fosse che ci sono dei criminali incompetenti al governo potrei quasi lasciarmi andare a un moderato ottimismo. sarà per la prossima volta.

domenica 31 agosto 2008

tra entropia ed empatia

non sarà mica vero che domani è settembre?
irreversibilità, il tempo esiste, come negarlo? e allora si va avanti, insieme al tempo, si rispettano scadenze, ricorrenze, compleanni. se si ricordano, si festeggia, si rimpiange, si progetta, si fa del proprio meglio per stare al mondo, ci si offende e ci si diverte, ci si muove. si spreca, in buona sostanza, si spreca tempo ed energia. e irreversibilmente aumenta l'entropia. cervelli e ghiacciai collassano e mi chiedo allora dove porta questo andare. orsi polari naufraghi guadagnano gli onori di una cronaca sempre troppo sentimentalista, mi sorprendo a trovare la cosa insignificante: dei nostri consumi insostenibili quando avremo il coraggio di parlarne? rimandiamo ad un futuro che non c'è.
ma la lotta di ognuno per non affogare merita rispetto, e partecipazione se non sostegno. se una singola vita non è nulla per il mondo, ognuna è tutto il mondo per ciascuno. e quindi intanto nuoto anch'io, tra le onde agitate di settembre.

martedì 19 agosto 2008

vorrei solo dormire tranquilla

quando ero piccola di questi tempi cominciavo ad angosciarmi per il ritorno a scuola (non ero una bambina serena ovviamente, ma questo lo si è già potuto intuire leggendo gli sviluppi successivi). dopo ferragosto, per quanto ci fosse ancora un mese di vacanza, cominciavano gli incubi. nelle ultime notti mi sono persa più volte e sono stata coinvolta in una sparatoria, ma che c'entra? ormai sono cresciuta, so affrontare con maturità il ritorno alla vita di tutti i giorni! comunque da ieri sera, nel mie peregrinare per case altrui sono approdata in un appartamento deserto in mezzo al deserto (roma è ancora mezza vuota) e sul mio sonno veglia un enorme gatto nero. a intervalli regolari la divina creatura decide che questo mio sonno deve essere interrotto e mi salta sulla pancia o infila i suoi dolci artigli nel mio morbido piedino. ma non mi lamento, credo che faccia tutto parte di un piano superiore. ad ogni modo, stanotte ho sognato lui, il gatto medesimo (o forse è successo tutto nella realtà?), era qui sul letto e gli spiegavo il significato di certe espressioni inglesi di difficile resa in italiano.. e il dibattito ferveva ed entrambi argomentavamo con competenza. è assurdo perchè credo che persino il gatto se la cavi meglio di me con l'inglese.
tirando le somme, sono ancora tutti in vacanza e io mi annoio, sono così lamentosa che mi infastidisco da sola, mi applico in improbabili conversazioni con l'unico essere vivente nei paraggi quando dovrei solo mettermi a produrre dei risultati.. invece vorrei fermare il tempo nel tenero far nulla estivo, ripartire verso nuove bellezze lontane, senza pensieri. perchè, saranno i miei soliti occhiali distorti, ma dei prossimi mesi intravedo solo fatica e delusioni. spero invece vengano belle domeniche a sorprendermi.

venerdì 11 luglio 2008

il pessimismo è il profumo della vita

oddio m'è presa l'ansia. eppure da oggi sarei tecnicamente in vacanza.. no, niente, l'idillio da ultimo giorno di scuola è durato sì e no un paio d'ore. spariti rapidamente i "devo essere fiera di me", "è stato un anno intenso", "sarà un'estate fantastica".. dileguati, restano solo domande. un assedio di punti interrogativi, ed è necessario supporre il peggio, perchè non voglio farmi male con altro sciocco ottimismo. oggi che faccio? e domani? andrò almeno in vacanza? settembre già mi si appoggia sulla pancia, con i mesi e gli anni a venire che gli si ammonticchiano sopra. è inutile preoccuparsi per il futuro giusto? eppure il futuro va costruito, deciso.. se non altro nei progetti che falliranno o verranno rivisti in corsa. e non so più quante volte ho pensato "no, non ce la faccio, non me la sento" e non capisco perchè sono ancora qui a molestare me stessa e gli altri. e il tempo rotola.

mercoledì 25 giugno 2008

la precarietà della speranza

come una pellicola sull'acqua, ogni onda può infrangerla, ed è uno sforzo continuo riparare questo velo di illusioni, evitare che si squarci, riuscire a mantenerlo intatto, ma sottile abbastanza per guardarci attraverso.

martedì 3 giugno 2008

time out

boh.
ho sonno, tornerei a letto.

vorrei come mettere ordine..
i cambi di stagione mi mettono in agitazione, fare organizzare progettare ripensare. la solita insofferenza? anche no. la solita sensazione di ritardo, la solita voglia di rimandare. sicuramente. non ho tempo! e non ne ho perchè sono lenta, sia chiaro, non ne ho perchè lo spreco, il tempo. non ne ho mai avuto, ci ho vissuto accanto non dentro. perchè usarlo era troppo impegnativo. poi si consuma no? come il vestito bello che non si mette mai per non rovinarlo, ma anche nell'armadio si rovina, e quando ti servirebbe ci trovi un buco o non ti entra più.
che metafora del cazzo.
eh.. sarebbe stato bello nascere poeta.. morire di stenti dimeticato da tutti, fascino da eroe decadente. detesto i poeti. gli intellettuali in genere, gli artisti, i creativi. e detesto gli ignoranti. detesto quasi tutti a ben pensarci.

domenica 13 aprile 2008

al voto!

a breve mi recherò al seggio. si tratta, nel mio caso, di attraversare la strada e non è quindi un grande sforzo fisico, indubbiamente. votare invece è sforzo più impegnativo. seguire domani i risultati sarà ancora più dura, per non dire del futuro del paese.. ma preferisco non pensarci.
intanto dal mio punto di osservazione privilegiato (la finestra del salotto) posso notare una discreta fila di elettori, si era parlato tanto di astenzione invece.. chissà che votano, se votano utilmente, se votano o scarabocchiano, chissà? che poi dicono che se annulli o lasci in bianco è come votare chi prende la maggioranza, sarà. mi è arrivata una mail che consigliava a chi volesse non votare per protesta di andare al seggio e far mettere a verbale che rifiutava la scheda, niente da dire. io però non ho alcuna intenzione di non votare, ci mancherebbe, ma posso far mettere a verbale che mi rode il culo?
mo scendo a chiedere.
RICORDI DI CAMPAGNA ELETTORALE
roma, 9 aprile 2008. nei pressi del cimitero

domenica 3 febbraio 2008

domande esistenziali

no è che stavo scrivendo una cosina allegra,
poi però mi sono intristita..
che si fa in questi casi?
e soprattutto,
perchè nessuno mi vuole bene?
e ancora,
che faccio di cena?

domenica 6 gennaio 2008

volevo fare un rientro in grande stile. sarà per la prossima volta.

ho preso una lunga vacanza eh? dal blog dico, nessuna vacanza reale. o sì? a rigor di logica una vacanza dev'esserci stata se sento così forte il clima da "fine delle vacanze". lo logica di norma mi frega.. ho grande fiducia nel potere illuminante della ragione, fiducia mal riposta, evidentemente, visto che poi puntualmente i conti non tornano. ma non mi rassegno, necessito di un teorema coerente, di un disegno preciso e dettagliato, complesso ma intellegibile, ogni effetto ha la sua causa e ad ogni causa segue un effetto, SEMPLICITA'. sono cresciuta tra strade che si incrociano ad angolo retto e mi perdo alla prima curva. però a quanto pare la vita è piena di curve (e io per giunta ho sempre sofferto il mal d'auto!). e se i fatti dimostrano inequivocabilmente l'intervento di elementi irrazionali, casuali, multiformi, a rigor di logica dovrei farmene una ragione, abbandonarmi al caos, magari con gioia e spensieratezza addirittura. in fondo nel caos nuoto da sempre. ma sono disordinata per pigrizia non per indole, ahimè. e poi la logica tende a fregarmi come dicevo, non è sufficiente. dicevo. o almeno mi sembrava di dire, ma poi ho perso il filo (tanto per cambiare). a conferma che una cosa sono i desideri e altra cosa è la realtà. mi confondo facilmente, soprattutto quando voglio dire qualcosa. mi blocco. il racconto è vero ma non verosimile, che si fa? ma questo è un altro discorso..mi sto incartando da sola vero? (tanto per cambiare!). la sensazione di questo periodo, in effetti, è quella di essere incartata. forse lo sono, per quanto ancora? ci sarà da qualche parte un'apertura? soffocante stato confusionale. ma non sarà questo bisogno ossessivo di aver tutto chiaro il vero problema? questo affannarsi a decifrare, definire, delimitare (per giunta al solo scopo di rismontare tutto e ricominciare perchè "neanche così funziona") a cosa serve? cosa c'è di più ridicolo di una frontiera? però accetterei di buon grado i confini se solo fossi sicura che c'è dentro tutto. e non può essere. e i confini sono nella propria testa, quanto di più concreto dunque. odio le griglie, ma forse solo perchè non ci trovo posto, invece basterebbe non crederci, perchè nessuno ha davvero un posto preciso, in fondo.
si fa quel che si può.
vabbè, questo è tutto. non mi annoierò oltre, scrivevo giusto per dirvi che sto bene..

mercoledì 28 novembre 2007

l'inaspettato

in ordine sparso

seguo passi tra le foglie bagnate, passano fari, sull'asfalto nuove buche. tutto è nuovo. camera chiara. ritratto tanto bello che non ti fidi, non puoi essere tu. mangiamo pane e castagne. i funghi di questa pizza ai funghi sono palesemente carciofi. soprassediamo. amo la polemica solo se è fine a se stessa. la maschera e la vertigine. spiazzata. galeotto fu il libro e chi lo scrisse. brufoli. e tu che fai nella vita? manco di disciplina. domande domande domande. sonno. vecchi difetti. sì, sono anche permalosa. una festa?! euforia e autopsia. chi l'avrebbe mai detto? sentire il mio nome tra le sue mani. entre por essa porta agora. e dopo? voler prevedere il futuro e ripulire il passato. poter dire anche senza raccontare. flusso. passaggi. non mi riconosco. e tu dove sei? ti prego, spiegami. perdere, trovare. cambiare. quando la sera me ne torno a casa, metto la quarta e canto, sola, serena. non credo di aver dato poco, onestamente. un'altra settimana. il tempo passa e si trasforma in carta, rileggo. voglia di riempire nuovi fogli, o farne barchette. non basto ai miei pensieri. e non voglio innestarmi su questo albero malato. ho paura dei giocattoli rotti. non scappo però, chi gioca con me?