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domenica 16 settembre 2012

composizioni

a volte la mattina comincia morbida, in penombra, anche le risate sono sussurrate, per non svegliare i mostri che dormono e ritardare l'inizio del delirio quotidiano. il sole basso del mattino filtra a macchie ovali dalla serranda semichiusa e ci colpisce insieme, in una casuale sintonia di colori: la sua gonna rosa chiaro con piccoli fiori più scuri sui miei pantaloni rosso bruciato, un incanto delicato di colori svelato appena da accenni di luce dorata.
un'immagine così perfetta e non ho una macchina fotografica. e anche avendola non avrei mani con cui scattare: devo tenerla, sempre. le mani sono nell'inquadratura, col suo profilo e le minuscole gambe abbronzate. le sbatte, si alza, mi guarda e apre un sorriso di gioia pura, e allora penso che quasi non era in grado di muoversi quando l'ho conosciuta qualche mese fa. e penso che sì, vale la pena svegliarsi all'alba e lavorare tutta l'estate, e penso che non serve neanche la macchina fotografica: certe immagini restano negli occhi.

mercoledì 2 novembre 2011

dal tramonto all'alba

finocchi a gratinare, birra, chat, lavatrice quasi pronta da stendere. cosa manca in fondo? routine, piaceri, progetti.. non è detto che tutto vada male, ma anche se fosse? a che serve pensare al peggio se non a vivere nel peggio? mi ripeto che sto bene, non so se è per convincermi o solo perchè mi sorprende questa sensazione quasi inedita. però funziona. bastarsi non vuol dire rassegnarsi: son così stanca della rassegnazione, mi fa male anche a pensarla da lontano, in vite tristi e atomiche, lontane lontanissime, per fortuna lontanissime. inedito benessere sì, si può curare e incatenare con la stessa mano, con lo stesso rassicurante avvolgente gesto, e così uccidere e salvare con un unico colpo. cicatrizza. così quest'autunno che temevo tanto si sta rivelando dolce e complesso. non riesco proprio a fare ordine e i puntelli cedono a turno, ma al cuore di questa sbilenca costruzione c'è un amore sconfinato, e non è altro che il mio respiro drogato d'aria.

lunedì 24 ottobre 2011

attesa creativa

momenti di grande lucidità, quasi raggi luminosi che attaccano una cosa a un'altra e a un'altra e poi resti a chiederti: è davvero così semplice? e perchè non l'ho capito prima? la prima risposta è no, di semplice non c'è niente, le illuminazioni semplificano ed evidenziano ma poi tutto torna complicato e contorto, e aggiungo anche per fortuna sennò sai che noia e che meccanicità. la risposta due è perchè no. le cose si capiscono quando è il momento di capirle e quando c'è abbastanta tempo e spazio, ovvero un vuoto dove farle girare. tipo una fermata dell'autobus, per quanto mi riguarda.

sabato 1 ottobre 2011

scorrono le notti

guido bene alle tre di notte.
è un fenomeno misterioso, ho bisogno del vuoto intorno per dare il meglio di me.
avrei continuato a guidare senza meta tutta la notte se non si fosse accesa la riserva, stavolta forse l'avrei fatto, accelerando e accarezzando le curve. perchè guido meglio la notte, anche da sobria, e non mi sarei più fermata. sola su strade deserte, tanto inquieta da sentirmi bene, scordando le incertezze, i bivi, la via di casa.
in questa stanza sono altrettanto dispersa, ma questo vuoto è tanto meno veloce, ci scivolo dentro anziché sopra.
dentro da noite veloz.

mercoledì 24 agosto 2011

di sollievo e sollevatori

mi ha colpita la parola sollevare oggi, così, dal nulla e con forza. ho pensato, e non c'entrava molto col contesto, che avrei davvero voluto essere sollevata, da un vento forte o da un extraterrestre, essere portata altrove, per sempre o anche solo per un po', oppure restare nell'aria, sospesa e veloce. capovolgermi. perché invece ho la sensazione di aver sempre creduto di dover essere io a sollevare, ad alleviare, o allevare persino, e magari mi mancava la forza e restavo schiacciata sotto pesi inamovibili non sempre e non solo miei.
poi mi sono ricordata quanto mi terrorizzi staccare i piedi dal suolo, perdere il mio controllo e la mia gravità, essere in balia della forza altrui. fatico ad affidarmi, in ogni senso, e questo mi rende un peso scomodo e spesso urlante. sono convinta, e questo è il punto, che nessuno possa reggermi.
passeggio su queste idee, sconfinando e riconfinando tra reale e simbolico, e come al solito viene fuori che i miei pensieri scuri non sono poi così veri, che tanto e tante volte sono stata presa in braccio nelle ultime settimane, da anonimi sorrisi e dalle mani più care, nelle danze e nei tormenti. sono diventata sollevabile in qualche modo, più leggera e forse più densa. sollevata da telefonate e inviti, ascoltata e rincuorata, presa sulle spalle per vedere un concerto sopra le teste degli altri, sostenuta a suon di gelati e birre e abbracci e chiacchiere e "ho capito che non vuoi mangiare, preparo per me (questo mezzo chilo di pasta) poi magari se ti va ne assaggi un poco", trascinata in cambi di programma e notti sotto le stelle che a star vicini ci si scalda, sballottata dalle onde e dalle note, afferrata lanciata e ripresa al volo.. e così mi sento proprio di dover dire grazie a tutte le persone che mi hanno tirata su, a chi è passato per caso e a chi c'è sempre stato, e a me che un pochino ho imparato a fidarmi e un pochino a volare da sola.

martedì 19 luglio 2011

finalmente la luce riesce a entrare

quando vuoi due cose opposte e inconciliabili con la stessa intensità, o quando non vuoi nessuna delle due ma è tra quelle due che devi scegliere, o quando una stessa cosa la vuoi e non la vuoi con la stessa intensità. o, come in questo caso, tutto un po' insieme mischiato.
sto allenando la mia tolleranza al conflitto.
e questo mi fa sentire molto fica (ed è solo uno dei tanti motivi).
poi, purtroppo o per fortuna, decisioni da prendere non ne ho, mi godo i sentimenti in tutta la loro complessità, immensa e dolorosa, senza subire la responsabilità della scelta.
in fondo è un privilegio. qualcuno ha scelto per me e non mi resta da fare altro se non quello che preferisco al mondo: cercare di capire.
ma temo che ne avrò ancora per un po'.

odio le canzoni.

venerdì 17 dicembre 2010

delirio da febbre bassa

caffè nero in tazza bianca mentre fuori scende la neve.
se non avessi il raffreddore uscirei a prendermelo. è bella la neve.
sì, soprattutto vista dalla finestra col caffè caldo in mano, lo riconosco.

la gente felice mi mette a disagio. anch'io, quando sono felice mi metto a disagio. fortuna che non dura mai troppo a lungo.
ingenuità e cinismo mi indignano allo stesso modo, sarà mica una ferita aperta?

la seduzione triste dei fiocchi di neve, come i pensieri romantici che lascio sciogliere, è questione di un momento. poi pioggia buio silenzio e qualche linea di febbre.
il primo giorno malaticcio è coccoloso, il terzo è depressivo.

troppi sbalzi d'umore in un solo pomeriggio, devo fare la convergenza gomme o qualcosa del genere. non si può scrivere su un filo di pensieri che dondola e si perde.

non sembra, ma preferisco le frasi lunghe e chiare. di rado mi preferisco in effetti.
mai avuto idee chiare in vita mia, e quando lo sono non c'entrano niente con la realtà e le devo mollare là, a sciogliersi nella pioggia.

giovedì 7 ottobre 2010

blue

pare volare col peso di tutto quel grigio sulle ali, nonostante il peso.
nonostante la poesia, mantengo intatta una certa antipatia per i gabbiani.

martedì 18 maggio 2010

di come il mio umore sia umorale

oggi miracolosamente si affaccia un pallido sole - che poi perchè è pallido se non ci sono le nuvole?- ma comunque ho freddo, il microclima qua sulla collinetta mi fa bramare calzerotti di lana e varie altre cose e i contrattempi e i rodimenti e i cambiamenti mi mandano in confusione. voglio ricominciare la settimana da capo, o anche la vita, e rinascere uomo, che comunque la stupidità aiuta a vivere meglio. questa era gratuita. vabbè. insomma quest'anno è andata così, l'autunno è arrivato leggermente in anticipo. l'estate è stata quel caldo pomeriggio di metà aprile, ricordate? breve ma intensa, spero che ve la siate spassata. ora prepariamoci con serenità al santo natale. uh come me rode stamattina..

venerdì 8 gennaio 2010

perchè cestinare una foto sbagliata se puoi farci un post?

Tevere in piena. sì lo so, era il caso di mettere a fuoco. ma uno non sempre ha voglia di vederci chiaro. dico in generale eh, nulla contro il fiume, anzi per i fiumi nutro una passione smodata. il che potrebbe tornare utile quando le alterne vicende della vita mi porteranno a dimorare sotto un ponte, per dire. tutto può servire insomma, persino un momentaneo appannamento. momentaneo!
se si sente una nota di ottismo non era voluta.

mercoledì 3 giugno 2009

precipitazioni

quest'anno non ha smesso di piovere mai, e mi pare non voglia smettere più, e mi pare che se smettesse mi mancherebbe. mi affeziono facilmente si sa, m'accarezzo i pensieri tristi, meglio di niente. assuefazione, ci si abitua alle gocce che sporcano gli occhiali e ai piedi che sprofondano nel fango. ci si abitua all'emergenza, a rimandare alla prossima giornata di sole, che se poi non arriva in fondo è anche meglio, tanto io posso aspettare, e avere tante cose a cui pensare è una buona scusa per non pensare. ma le scuse son scuse e il tempo passa e i conti contano, e ora arriva il caldo tutto insieme, come una pioggia di grovigli, una gabbia di imperativi confusi e contraddittori.
sospiro.
fine dello sfogo, ricomincio a vivere.

venerdì 12 dicembre 2008

volemose bene (no, non mi sono drogata. forse dovrei.)

la fatica di trovar senso alle cose diventa più faticosa con le cose senza senso. o forse no. forse tutto si fa più semplice, si riduce all'essenziale piacere di sentire il tuo respiro, che magari si affanna ma comunque è lì, e che serve di più? persone, sorrisi larghissimi o appena accennati. farsi consolare dopo un malinteso, dividere un pezzo di cioccolata con un vecchio amico, brindare alle gioie di altri che sono indiscutibilmente anche proprie. magari sarà un po' come ammonticchiare sacchi di sabbia in attesa della piena, ma chissà che non bastino a proteggerci. e poi forse ne sarà valsa la pena comunque.

lunedì 17 novembre 2008

l'irresistibile perfezione degli oggetti inanimati

a volte non capisco. quando non capisco divento di cattivo umore. lo sono spesso, in effetti, perchè la gente è incomprensibile, diciamolo. o viceversa comprensibilissima ma irrimediabilmente sbagliata. e io non sopporto le cose che non stanno come dovrebbero stare. ecco, semplicemente, la gente mi infastidisce. punto.
mio dio, sono una nazista! magari è solo bisogno d'affetto..

venerdì 17 ottobre 2008

progetti minimi

ieri mi sono amareggiata a una festa di compleanno (e non era neanche il mio, che ragione c'era?) e oggi mi sono emozionata a un seminario sfigatissimo. ma che razza di buffo personaggio sono? vabbè, buffo ma adorabile. comunque ha smesso di piovere e mi si è gonfiata attorno una bolla di assoluto benessere. mentre sorseggio lentissimamente il mio caffè, cullo il sovversivo sogno di un bagno caldo. e di andare a correre al parco, e di dipingere con le mani, e di impastare acqua e farina. e di costruirmi una casa. tutto prima che scoppi la bolla.
seguirà la rivoluzione, che ormai è proprio ora, mondaccio infame.

martedì 30 settembre 2008

prove

ma le giuro che avrei fatto di tutto, io, per essere quella che lei s'era immaginata!
sto
solo
fingendo di avere da fare. sto solo fingendo di essere qui. sto solo fingendo di stare in piedi. ma fingo tanto male che basta una piccola distrazione per scoprire il vero riflesso, e mi vedo rannicchiata laggiù nell'angolo, con un lenzuolo che non vale a coprirmi, infagottata in mille coperte. e allora ti romperei s p e c c h i o non neutro che troppe volte m'hai fatta bella, ché non posso nè ingannarti nè dirti la verità, ché non posso guardarmi senza piangere.
incipriandomi mi guardai, proprio come lei ha supposto..
non prima soltanto ma anche dopo quella prima prova, uscendo per uccidermi.


corsivi da L.Pirandello, Vestire gli ignudi

sabato 23 agosto 2008

voglia di concretezza (e di tenerezza, certo)

inventarsi un problema è un buon sistema per vedere l'alba. mentre il cielo sbianca puoi finalmente addentare un biscotto, tentare poi di riconsiderare lucidamente i termini della questione ma non trovarne più neanche un pezzo. un incanto che svanisce. la voce del fantasma si dissolve col buio, bofonchiando un'ultima volta delle miserie che meriti. qualche ora e si potranno sentire voci vere, consoleranno senza sapere. dirai che non c'è problema, perchè non ci saranno le parole per dirne. non in questa lingua.
la trigonometria, quella è roba seria.

lunedì 9 giugno 2008

il mondo fa schifo e io ho bisogno di una vacanza

sto dormendo in piedi, compiti non finiti e nessuna forma di concentrazione.
"una prospettiva relazionale innovativa ed efficace.."
sì come no, applichiamo diligentemente la perfetta teoria comunicativa e tutto funzionerà. dovrei scrivere di queste cazzate, ma non ho umore da menzogna stasera. la tv in sottofondo, con delicato tempismo, mi regala l'ultimo bacio, che non solo è un film brutto, banale e saccente, ma crea in me un fastidio quasi fisico. ragioni imperscrutabili, o forse scrutabilissime ma che non ho voglia di scrutare. non ho voglia di giustificare le mie reazioni irrazionali, l'umore d'improvviso rabbuiato, l'allegria fuori luogo, la stanchezza, l'ottimismo immotivato.
magari è vero, meglio star soli. una tana inaccessibile al mondo.
vuoto o pace, dipende dai punti di vista. non ti mancano le cose che non desideri.
ma io ora ho sete.

martedì 27 maggio 2008

evanescente

ah non ho postato?
mi pareva...
eh vabbè,
pazienza.

sabato 26 aprile 2008

mattinata casalinga

oggi non è ancora cominciato ed è già a metà. qui manca l'aria, è pesante, intrisa di un gas paralizzante. smania e indolenza, svegliarsi con delle idee e perdere subito la voglia di metterle in pratica. poche parole che mi indispongono, e non mi incazzo per loro ma per l'effetto che hanno su di me, perchè vorrei essere indifferente, indipendente, impermeabile. e invece cose minime mi fanno male, ma sono così piccole che non posso dare la colpa a loro.. e allora la tengo io. la colpa è un concetto inutile, dannoso, lo so, ma almeno mi tiene compagnia. e poi io amo le cose inutili si sa.

"disegnare era un modo ozioso per concludere una infruttuosa mattina di lavoro. eppure è proprio nella pigrizia e nei sogni che a volte viene a galla la verità sommersa."
virginia woolf, una stanza tutta per sè

sabato 29 marzo 2008

la tinta unita è più che altro un concetto astratto

mi fermo sul ponte.
nonostante le urgenze al di là del, nonostante non ci sia nulla da vedere. mi fermo e guardo, dall'alto, sospesa sul fiume che scorre, punti luminosi segnano l'accennato incresparsi dell'acqua torbida.
i miei capelli fanno il paesaggio a righe - ed erano corti poco più di un anno fa- lana verde, mano, marmo, gabbiani e righe di sole sulle lamiere, righe di nuvole e di pensieri. e l'occhio che tutto sa ricomporre.