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martedì 13 dicembre 2011

evitando bilanci e bilance

homework: organize your ideas.
dev'essere uno scherzo, per domani? perdonami. sbaglio scrivendo, sbaglio vivendo. non ho mica nulla da farmi perdonare io. perdo mani.
basta giochi di parole. basta giochi che lasciano segni indesiderati. basta giochi.
arrivi a trent'anni e ti chiedi se sei mai stata importante per qualcuno o hai solo accumulato giorni senza morire e senza vivere, sfiorando altre vite senza intaccarne la superficie.
sono pensieri che vanno smontati un po' alla volta con cacciavite brugola e pazienza, lasciando sciogliere gli ultimi pezzi tra le bollicine dei molti brindisi. ce la fai? non troppo, ma ti aiutano. e ti aiuta la botta maniacale che ti fa rimbalzare da un festeggiamento a un altro scordando il sonno e con lui gli appuntamenti e le telefonate da fare (e dico scordando, non facendo finta di scordare, per me è una novità). poi il compleanno passa e si ricomincia, planare giù non è mai facile e la prima sera libera, che hai tanto desiderato e difeso, si rivela meno piacevole del previsto. stanca e nervosa dopo una giornata pesante, finisci davvero a riordinare le idee, svegliando inevitabilmente qualche fantasma. finisce insomma per diventare una di quelle sere in cui scrivi sul blog, facendo troppo tardi a limare parole e aereoplanini di carta. e dantoti inappropriatamente del tu.

lunedì 24 ottobre 2011

attesa creativa

momenti di grande lucidità, quasi raggi luminosi che attaccano una cosa a un'altra e a un'altra e poi resti a chiederti: è davvero così semplice? e perchè non l'ho capito prima? la prima risposta è no, di semplice non c'è niente, le illuminazioni semplificano ed evidenziano ma poi tutto torna complicato e contorto, e aggiungo anche per fortuna sennò sai che noia e che meccanicità. la risposta due è perchè no. le cose si capiscono quando è il momento di capirle e quando c'è abbastanta tempo e spazio, ovvero un vuoto dove farle girare. tipo una fermata dell'autobus, per quanto mi riguarda.

lunedì 12 settembre 2011

lunedì, settembre, 2011, perchè allora sono così tranquilla?

uno dei compiti rimandati a lunedì che ora non riesco a ricordare era sicuramente dare una pulita a casetta, ma, per l'appunto, non lo ricordo. c'è puzza di gas in cucina e di trementina in salotto, ignoro il rischio esplosione e confido nelle esalazioni tossiche, con il mio fisico ormai prossimo al cedimento definitivo che mi guarda con rassegnazione. nel frattempo ho aggredito le pareti e la loro bruttezza armata di una matita nera - don chisciotte me fa na pippa, diciamolo. il bello è che sono abbastanza soddisfatta del risultato, minimalista e concettuale. e colorare la carta da parati è un lavoro così ipnotico che potrei continuare per sempre, con una giusta musica di sottofondo. nel mio continuo sforzo per non pensare sto pensando molto, sono così giunta alla conclusione che non mi libererò mai di me. ma potevano toccarmi compagnie molto peggiori, col tempo magari faremo pure amicizia.

mercoledì 10 agosto 2011

on the road

tutta protesa a sfidare i miei limiti, ad essere un'altra: positiva aperta saggia indipendente bella, sorpresa dalla facilità con cui i pensieri si allontanano nel vento e mi lasciano libera e rilassata.
e poi una conversazione mi riporta indietro di dieci anni, diciamo dieci che il ciclo decennale va forte per adesso, e non è un bel riportare. non volendo dare un'immagine di me per come sono adesso, o meglio non potendo visto che mi pare di non essere, finisco per ricadere in una me stessa che non pensavo di incontrare più, muta e ostile sotto pressante interrogatorio. m'affascina il dolore degli altri ma non riesco a rendere affascinante il mio, che poi non è neanche detto che uno debba incontrarsi per forza sul dolore giusto?
elaboro con palese ritardo queste riflessioni e non posso neanche star qui a seguirle o a riferirle, c'è un curriculum da riscrivere e mandare in fretta e uno zaino da vacanza ggiovane ancora da riempire.
è un'estate adolescente questa mia, o forse quest'estate è la mia adolescenza. ci voleva, onestamente, ma è un po' spiazzante, e ancor di più lo è il pensiero ancora così incerto dell'autunno che seguirà.
ok, una cosa per volta.. deve ancora finire questo agosto bello strano e necessario, e nel fare i bagagli cercherò di scordarmi a casa la testa.

martedì 28 settembre 2010

che poi in realtà avrei un sacco di cose da dire

le scadenze mi deconcentrano.
Finisci entro un'ora!
no, un'ora non mi basta. comunque intanto aggiorno il blog che, sai, non ho trovato il tempo in due mesi in cui tutto sommato non ho fatto nulla di che, quale momento migliore di questo.









io filo la tela
io mi ci aggroviglio
io mi mangio


si diceva? ha rinfrescato eh? ieri ero in giro e avevo freddo e stavo per comprermi un trench. la mano di dio e il portafoglio vuoto mi hanno salvata anche stavolta. in fondo basta camminare svelti e ci si scalda..

un post sul tempo dopo settimane di silenzio, le piccole gioie della blogger in pensione.

mercoledì 21 aprile 2010

time out

beh insomma si è rotto l'orologio della cucina. il mese scorso mi ha quasi fatto perdere un treno, poi man mano la sua inaffidabilità si è fatta evidente e ha smesso di far danni. la sua presenza è un'ombra rarefatta che veglia come un monito sulla colazione ma senza interferire col suo tranquillo svolgimento. eh sì ovviamente non è stato nè tolto nè sostituito, figuriamoci. sta là. da qualche giorno si è stabilizzato, fa le 11 e 19, la lancetta dei secondi sta sul 7 e prova a salire, scandisce con convinzione 7 secondi e poi niente, non ce la fa e ricade al punto di partenza, ancora 7 secondi e di nuovo precipita sul 7, all'infinito. è ipnotico. se trovo un gallerista abbastanza pazzo potrei farglielo esporre. ma mi chiedo: non vorrà invece mandare un messaggio? sarà un codice misterioso che svela un mistero misterioso? sono gli alieni che cercano di contattarmi perchè vedono in me l'unica mente illuminata in grado di sventare il complotto massonico dei cerchi nel grano?
o qualcosa del genere.
sì sì d'accordo, forse potevo trovare un argomento migliore. è che capita di incagliarsi anche su cose stupide, anche inaspettatamente, con un percorso normale che diventa salita. ultimamente comincio a scrivere, batto qualche secondo e poi non mi riesce di andare avanti. sono piena di inizi di post. eppure le batterie le ho cambiate..

martedì 31 marzo 2009

comunicazione dismessa

nel 2009 ho fatto un post al mese, non male. è il caso di scrivere di più. o no? no, però vorrei. no, non vorrei, ma se vuoi..
bah.
è sempre stato un po' un parlare da sola scrivere qui, o un parlare al vento, o un parlare a nuora perchè suocera intenda. modi di dire. ovvero un non parlare a ben vedere. perchè parlare non mi interessa e non mi è mai interessato, se non come parte di un solenne camuffamento, quel tanto che basta a non destare sospetti, non troppi. ma anche il silenzio diventa una maschera, una nuvola densa che cela la vista e tiene in vita alte aspettative. figura rassicurante ma metafisica, come questo blaterare (non più) anonimo e fine a se stesso che si specchia nel suo multiforme ermetismo senza arrivare mai a niente di concreto. eppure so piantare i chiodi, le cose concrete mi sono sempre venute meglio e mi hanno dato più gioia. però non sono concreta quando si tratta di parole - è giusto a ben pensarci: parole o fatti - mi perdo in volute astratte e confuse, col solo fine di riempire lo spazio riuscendo a non dir nulla, poi arriva il suono della campanella e un'altra giornata è passata senza danni. invece certe volte avrei voglia di farmi capire. ma dura poco.

martedì 21 ottobre 2008

sala d'attesa

credo che la mia vita sarebbe stata diversa se in casa mia ci fossero stati due bagni. credo che la felicità sia una questione di spazi. e di tempo. lussi. una questione economica, in fondo. letteralmente "organizzazione della casa". o disorganizzazione, vita ingestibile, ingeribile ma scarsamente digeribile. ma devo smetterla di concentrarmi sulle parole. assottigliare, essiccare, imbottigliare, riempire, assoggettare. chi non ha speranze è disperato? e allora perchè se ne va in giro sorridente? devo decisamente smetterla di attorcigliarmi intorno alle parole. ma l'essere umano è così, crudele e bugiardo, quando non ha niente di meglio da fare o nessuno con cui prendersela, inganna il tempo.

venerdì 11 luglio 2008

il pessimismo è il profumo della vita

oddio m'è presa l'ansia. eppure da oggi sarei tecnicamente in vacanza.. no, niente, l'idillio da ultimo giorno di scuola è durato sì e no un paio d'ore. spariti rapidamente i "devo essere fiera di me", "è stato un anno intenso", "sarà un'estate fantastica".. dileguati, restano solo domande. un assedio di punti interrogativi, ed è necessario supporre il peggio, perchè non voglio farmi male con altro sciocco ottimismo. oggi che faccio? e domani? andrò almeno in vacanza? settembre già mi si appoggia sulla pancia, con i mesi e gli anni a venire che gli si ammonticchiano sopra. è inutile preoccuparsi per il futuro giusto? eppure il futuro va costruito, deciso.. se non altro nei progetti che falliranno o verranno rivisti in corsa. e non so più quante volte ho pensato "no, non ce la faccio, non me la sento" e non capisco perchè sono ancora qui a molestare me stessa e gli altri. e il tempo rotola.

martedì 3 giugno 2008

time out

boh.
ho sonno, tornerei a letto.

vorrei come mettere ordine..
i cambi di stagione mi mettono in agitazione, fare organizzare progettare ripensare. la solita insofferenza? anche no. la solita sensazione di ritardo, la solita voglia di rimandare. sicuramente. non ho tempo! e non ne ho perchè sono lenta, sia chiaro, non ne ho perchè lo spreco, il tempo. non ne ho mai avuto, ci ho vissuto accanto non dentro. perchè usarlo era troppo impegnativo. poi si consuma no? come il vestito bello che non si mette mai per non rovinarlo, ma anche nell'armadio si rovina, e quando ti servirebbe ci trovi un buco o non ti entra più.
che metafora del cazzo.
eh.. sarebbe stato bello nascere poeta.. morire di stenti dimeticato da tutti, fascino da eroe decadente. detesto i poeti. gli intellettuali in genere, gli artisti, i creativi. e detesto gli ignoranti. detesto quasi tutti a ben pensarci.

domenica 3 febbraio 2008

domande esistenziali

no è che stavo scrivendo una cosina allegra,
poi però mi sono intristita..
che si fa in questi casi?
e soprattutto,
perchè nessuno mi vuole bene?
e ancora,
che faccio di cena?

sabato 8 dicembre 2007

foto non scattate

pioggia in contro luce su cielo non ancora nero, riflesso giallo artificiale tra i rami dei platani quasi spogli. un attimo prima che sia inverno, un attimo prima che sia sera. un attimo che non mi fermo a sentire, un attimo che non posso fermare, gli passo accanto. perchè il tempo non si ferma, perchè è già tardi e devo scendere le scale della metro, coperte di fanghiglia e foglie secche, di corsa e senza scivolare. fila interminata di pali d'acciaio, appositi sostegni, tenersi e andare. file di occhi persi nel vuoto -neanche un pensiero, solo stanchezza- espressione ripetuta su volti diversi. gesti automatici che trascinano a casa mentre un altro giorno si accartoccia senza eventi. e tutto si consuma.
no, non voglio lottare per un posto a sedere su questo treno.

martedì 23 ottobre 2007

dei rumori molesti

sgraziato vociare di gioventù sotto le mie finestre.
"l'adolescenza è una malattia che il tempo può guarire" diceva il buon Winnicott. "che si curino in appositi ricoveri lontani dalla società!" aggiungerei io.

chiedo scusa, ma talvolta la tolleranza è impresa faticosa.
volevo scrivere il miglior pezzo della mia carriera bloggheristica, ma non riesco a concentrarmi con questa caciara.
più probabilmente non scrivo il miglior pezzo della mia carriera bloggheristica per incapacità, ma perchè ammetterlo se si trova qualcuno da incolpare?
medito sull'utilità dei capri espiatori, sui tempi che non è giusto forzare, sugli incastri che a volte funzionano, pian piano, all'improvviso, dandosi il tempo di guarire.
medito e non scrivo.
intanto inizia un avvincente due-contro-due con un pallone in miniatura e qualcuno sostiene che una tizia, il cui nome rigorosamente bisillabico non riesco a distinguere, abbia le corna.
si aggiungono clacson, un'ambulanza in lontananza.
io vado a fare due passi.
tanto alla fin fine un post l'ho messo in piedi anche stavolta..

martedì 18 settembre 2007

parliamo del tempo

temporale.
ad ogni vetrina un uomo con le mani in tasca, attendono la fine dell'imprevisto.
tuoni e scrosci. solo voglia di rincantucciarsi e sentire le contrazioni, riscoprire il calore del coprirsi. ogni cambio di stagione è un ritorno, coccola e fa male, sentenzia. sensazioni chiarissime e indefinibili filtrano dalle persiane chiuse insieme all'odore di terra bagnata.
e io non so che farci.
poi la pioggia si placa e mi preparo ad uscire, anche se ormai è tardi.
(ci sono pensieri che negherò sempre di aver pensato, e negherò che mi abbiano stretto la gola, negherò)

mercoledì 29 agosto 2007

l'estate sta finendo, fa caldo, saluti, baci e banalità varie

rientro in città, la città rientra in città.
l'estate finalmente declina e si apre un nuovo anno, il più incerto tra quelli vissuti o non vissuti finora. staremo a vedere.
la subdola mossa a questo punto è una intelligentissima partenza, in ritardo e in controtendenza come nelle nostre migliori tradizioni. sgraffigno giusto qualche giorno all'incombente settembre e vado a risciacquare i panni nello ionio, e ad asciugarli al sole, chè non può finire l'estate senza che io abbia avuto la mia dose di aria di casa. vedrò di rinfrancarmi, probabilmente invece tornerò più stressata e depressa di adesso.. staremo a vedere.
comunque mi porto anche da studiare (notiziona!) oltre che da cazzeggiare in vario modo, e mi porto da leggere. per esempio mi porto da leggere l'opera prima di un'apprezzata (da me) bloggatrice. procurarmela non è stato facile, tutt'altro, ma almeno l'impresa è valsa a far salire agli onori della cronaca la mia "graziosa (?) manina" e ad aggiungere un nome al mio personalissimo elenco "gente che ho conosciuto tramite internet ma che non ha -ancora- tentato di uccidermi (che si sentono tante storiacce in giro, signora mia..)".
son soddisfazioni.

domenica 19 agosto 2007

pesantezza

il terreno frana anche da questa parte allora? rimetto rapidamente tutto a posto, un attimo di pazienza e sarò come nuova.
provare a divertirsi e trovare stupido ogni gesto, trascinarsi un'inestirpabile tristezza e rovinare la serata alla gentile compagnia. inutile ricerca di un luogo in cui non sentirsi fuori luogo, inutile fuga dalla solitudine, un elastico ti riporta indietro, più indietro. nessun abbraccio in cui tornare. niente a cui tornare. lasciami qui lasciami stare lasciami così.
soffio del fumo e mi ci metto a parlare, ma non è nella natura del fumo fermarsi a chiacchierare, si può restarne delusi? solo la follia può giustificare questa lacrima, ma non è certo la follia che manca da queste parti, ha senso sorprendersi?
sei fondamentalmente una disadattata,
cara subdola fanciulla, è tanto difficile da ammettere? e ammetti per una volta che le cose non cambieranno. non c'è una strada da ritrovare. in questo è più semplice la realtà, dove anche in un paese sperduto e deserto trovi alla fine un cimitero e una fioraia pronta ad elencare tutte le uscite della superstrada e riportarti sulla retta via. nelle cose pratiche non ci si perde mai del tutto. è in me che mi perdo. sarà vero? forse invece è tutto fin troppo chiaro. semplicissimo. è ora di rinunciare. continua a fingere e non chiedere altro. balla anche se non distingui le note, fingi che il vino basti, fingi di saperla lunga. lo so che sai fingere, non sai far altro probabilmente. e non offenderti, non sto parlando di falsità, è concesso alla donna di mettere un po' di trucco. al di là del velo il nulla, ma poco importa. non importa, basta che nessuno lo sappia. non devi disprezzarti -ok- devi avere fiducia -ok- devi vincere le tue paure -ok- devi pensare meno -ok- la vita è bella -ok-
certo certo certo. questa cosa che manca l'aria dev'essere solo una mia impressione, pensa ad altro e vedrai che non vomiti, concentrati sul respiro -ma non respiro-
e cullo il mio suicidio come un bimbo che aspetta il giorno che verrà natale. tira come una vertigine, non soffro di vertigini, ma ho paura di cadere, sogno ricorrente, voglio un appoggio stabile. dove si compra? mi muovo circospetta -SBAGLI! (sbaglio sempre a quanto pare) eppure ci sono arrivata sulla torre più alta del castello, e non fa nessuna differenza. sento irriducibile una differenza, corpo estraneo inglobato, bene che vada. candida e distante. marginale. ma sapessi come si vede bene da qui.. vale la pena restare per raccontarlo. missione. a ognuno il suo.
perchè la vita è tenerezza
perchè si muore di tristezza
perchè la vita è tenerezza
le mogli degli altri non amano me
un'inezia basta a farmi star bene, godo nei dettagli -rifugio?- accostamenti di colori, minime cortesie, assenza di sangue - è da non credere che invece stia male. aiuto non esigibile, non richiesto ma non per questo non necessario. c'è chi mi stima tanto da non riuscire a preoccuparsi per me. vai bene così. tu no. silenzi, eventi che non avvengono. io non esisto. io non sono mai esistita.

venerdì 3 agosto 2007

la bella stagione

come per magia è il tre di agosto. le vacanze a questo punto sembrano un dovere, e il tempo dei doveri non più così lontano, non ci sarà modo di accorgersene che già sarà settembre. e sui punti ci saranno ancora interroganti segni grafici, ancora domande. e nel frattempo? appunto. sole, gioia, bellezza. sì, come no. ci godiamo la vita giusto? io non so da che parte si cominci. so solo che sono stanca da piangere, e neanche un trofeo in bacheca da rimirare per prendere sonno. partire si può, ma dovrei lasciare a casa marianna per andare in vacanza davvero. toh, è scappato il mio nome, per chi ancora non lo conosceva, il sacro anonimato del blogger.. stronzate, come tutto il resto. è tutto finto, la finzione non più della realtà. devo smetterla di credere nella vita, di crederci tanto da volerne fuggire, lo so che non sarò mai felice, non in questa vita, e un'altra dubito ci sia. mi è molto chiaro, non sono capace di essere felice, non so guardarmi con amore, incontentabile. una fame che è una condanna.

giovedì 19 luglio 2007

tornando

noto il neo, sul lato destro dell'anulare sinistro, somiglia al mio, sul lato sinistro dell'anulare destro. uh che coincidenza! noto spesso queste cazzate. ho la decenza di non sottolineare l'affinità di nei, anche se mi sorride, due battute sull'ormai probabile ritardo del treno. poi noto l'anello, una conchiglia. e conchiglie e perline bianche scendono a collana tra i lunghi ricci neri. e due conchiglie pendono dalla borsa leopardata, in compagnia di due perle e uno spicchio di luna, una stella marina e un'altra più piccola, un pesciolino e un altro più grande. bracciale tintinnante di metallo e vetri azzurri. guardo meglio l'orologio rosa all'altro polso, in effetti mancava, ma eccolo sul quadrante il tenero gattino. ok, per le affinità ci fermiamo a un neo. ma ha la faccia simpatica, molto. non fosse per gli occhiali bicolore, brutti come pochi.. ah gli occhiali sì, basta, domani vado a cercarmi degli occhiali nuovi. eh beh. continuano a scorrere canzoni. sbircio il giornale di fronte, l'occhio azzurro che lo legge sbircia me. ma a me interessano molto di più le patatine che si infilano nella bocca della ragazza alla mia destra. quasi le sette, e ho saltato il pranzo, il gattino rosa conferma il ritardo.
così allontano il tuo pensiero, come posso. a intervalli regolari mi chiedo di rispondere, e taccio. non che non sappia la risposta. se toccasse a me decidere mi innamorerei di te. ma il cuore fa quel che vuole, al di là della testa, al di là della pelle. mi ripeto che non ho mentito, ma continuo a sentirmi una ladra. egoista, fragile.
corro sui binari, seduta sul lato sbagliato, vedo le cose allontanarsi senza averle viste arrivare. ora mi sembrano lucidi gli occhi della ragazza coi pendagli, telefonino in mano, un velo di tristezza. o forse è solo stanchezza. appoggio la testa, chiudo gli occhi.

giovedì 12 luglio 2007

scegliere, pausa di riflessione

stato di assedio. è l'ora della battaglia, e io che non ho mai cercato armi ora non ne ho. ma qualcosa mi inventerò, la paura è tanta che quasi non la sento. non è più apnea. col respiro faccio il vuoto e mi ascolto, chi altro può dirmi cosa fare? chi altro può trovare le ragioni di una scelta?
arrocco.
non ho mai scelto, non ho mai avuto scelta, le mie scelte coraggiose erano impossibilità. i primi passi incerti, al buio, che non sono mai diventati sicuri, l'appoggio che non ho mai sentito certo sotto i piedi, il terrore di cadere. la ragione che era sempre altrove, di quello che sentivo io non c'era da fidarsi, i fatti lo dimostravano sbagliato, gli altri occhi vedevano e dovevo credergli, non ai miei. mai capito cosa dicesse il mio stomaco, o il cuore. cos'è la fame?
errori di traduzione.
non ho mai imparato a fidarmi di quello che sentivo, a riconoscerlo. nè a fidarmi degli altri, dicevano cose troppo diverse. non ho mai imparato a chiedere aiuto, io faccio da me. sì certo, poi non ci riesco, rifiuto l'ostacolo e sembra quasi un atto di coraggio, una libera scelta.ora sono stanca di rincorrere, mi siedo, mi curo le mani che ho ferito per costruire queste mura di sassi, e poi per scalarle.
silenzio.
mi curo. faccio il vuoto e mi ascolto, invento una nuova strada, imprevista, e poi la scelgo. perchè ognuno ha la sua storia, perchè ogni storia ha un senso, perchè non è iniziata adesso, perchè non è finita. raccolgo i pezzi. sorrido.

giovedì 21 giugno 2007

io della vita non ci ho capito un cazzo

la gente normale, categoria che magari non esiste ma che comunque se esiste non mi conta al suo interno, usa l'altra gente. e non lo dico in senso negativo, forse è quello che chiamiamo socialità, un bisogno ancestrale, ci si appoggia, con grande naturalezza, gli uni agli altri, e se funziona non è un peso nè per gli uni nè per gli altri. da soli pare non si riesca a stare. una croce di case che si chiamano piano e non sanno che è paura di restare soli nel buio, diceva una poesia di quasimodo (forse non esattamente, cito a memoria, non sono del tutto attendibile, forse neanche c'entra molto). insomma la bestia uomo, soprattutto se è in difficoltà, cerca un suo simile. la cosa ha un senso.
io invece no. appoggio vietato. mai niente da dire, le cose belle non sono mai belle abbastanza, sono il minimo dovuto, le cose brutte non ci dovrebbero essere, tenerle coperte è l'unica possibilità. è estremamente faticoso, ma non so fare in altro modo. e così in giorni come questi mi nascondo, dietro una battuta, una birra, una scusa banale. magari si capisce anche che un tarlo, o più tarli mi consumano, ma svicolo e mi si lascia svicolare. tu invece che mi racconti? o anche silenzio, se il magone non sta tutto sotto la maschera meglio restare da soli. io sto bene da sola. e ti aspetti che ci sia ancora qualcuno che creda a questa cazzata? per abitudine ripeto, per abitudine ci credo. e allora non rispondo al telefono, tanto meno chiamo, chiedo, pretendo ascolto, aiuto, distrazione. e perdo un sacco di cose. ho perso un sacco di cose in questo modo, e ora è tardi. perchè a nessuno importa di me, perchè a me non importa di me.