ormai che sono una guidatrice consumata (più corretto forse dire logorata), quasi un'autista di professione, guido anche su strade ghiacciate spalando neve coi tergicristalli e maledicendo l'umanità e i datori di lavoro fuori dal mondo. sopravvivo e mi ritrovo per di più d'improvviso con pomeriggio e serata liberi. la depressione è la logica conseguenza. mi piace ancora e sempre veder cadere i fiocchi di neve, ma altre nevicate mi avevano emozionata tanto quanto questa mi indispone. eppure è così spessa corposa e candida, eppure ci rimette al nostro posto di esseri umani, che non è detto che si debba sempre poter andare dove diavolo ci pare, in fretta, senza ostacoli, onnipotenti e immortali, eppure è così estetica e molesta, morbida e scivolosa, lieve e invalicabile.. dovrei semplicemente adorarla. anche solo per quel "scusa ma proprio non ce la faccio ad arrivare" colpevolmente piacevole per scolastico imprinting.
è che salta anche lo spettacolo, annullato per neve. e avevo tanta voglia ed ero pronta - quasi addirittura con le battute a memoria - e soprattutto era l'ultimo, l'addio a uno spazio amatissimo dall'affitto ormai troppo caro. e in queste sere di prove un po di commozione veniva, un'altro posto che è stato casa va salutato per sempre.. non ci tornerò e se ci tornerò non sarà riconoscibile, spero solo non ci facciano l'ennesimo locale fighetto. mi affeziono troppo ai luoghi, è sempre stato così. la vita è tutta una perdita, il punto è come l'affronti.
e poi la caldaia scompensa di nuovo - soffre terribilmente il freddo, decisamente un'ottima dote per una caldaia. vorrei accendere il camino ma senza compagnia mi fa strano. posso scaldarmi benissimo da sola è chiaro, ma si sta così meglio con delle braccia attorno. ed andrebbe bene qualsiasi pupazzo con una bottiglia di vino. e questo è il pensiero che mi rattrista più di tutto.
venerdì 3 febbraio 2012
mercoledì 4 gennaio 2012
sensi di marcia
avviarsi a piedi verso trastevere come se fosse ancora estate, tornare alle quattro come se fossimo ancora giovani. sotto la pioggia. mi sento mentre parlo e mi trovo convincente, anche lo sconosciuto che mi ascolta sembra convincersi, sono acuta e competente, appassionata, si direbbe che il mio lavoro sia fichissimo e io brava a farlo. lo saluto certa di avergli cambiato la vita, anche se neanche lui ricorderà il mio nome.
il tempo si polverizza ancora più in fretta durante le vacanze, sparisce e m'angoscia. la casa sembra esplosa, continua a produrre spazzatura e il riordino pare infinito. oggi ho piantato il mio primo chiodo, queste pareti sono un tale tripudio di chiodi inutili che non ho mai avuto bisogno di piantarne uno da che sto qui, tredici mesi giusto ora. era il mio scorso compleanno, e pare una vita fa. quest'anno ho teso del filo verde tra i chiodi in salotto e ho creato la scheletro di un albero di natale, l'ho decorato e ho acceso il camino come fossi pervasa dallo spirito natalizio. come quei giorni che proprio non usciresti di casa, ma visto che devi almeno ti metti un po' di matita sotto gli occhi e ti sembra di diventar presentabile.
avrei voglia di camminare per ore, ritrovare questa città, ma mi si rovescia sotto gli occhi: ora anche la strada dove vivo andrà all'incontrario, proprio come il treno dei desideri, dei miei pensieri.
io intanto canto, che mi migliora sempre l'umore.
il tempo si polverizza ancora più in fretta durante le vacanze, sparisce e m'angoscia. la casa sembra esplosa, continua a produrre spazzatura e il riordino pare infinito. oggi ho piantato il mio primo chiodo, queste pareti sono un tale tripudio di chiodi inutili che non ho mai avuto bisogno di piantarne uno da che sto qui, tredici mesi giusto ora. era il mio scorso compleanno, e pare una vita fa. quest'anno ho teso del filo verde tra i chiodi in salotto e ho creato la scheletro di un albero di natale, l'ho decorato e ho acceso il camino come fossi pervasa dallo spirito natalizio. come quei giorni che proprio non usciresti di casa, ma visto che devi almeno ti metti un po' di matita sotto gli occhi e ti sembra di diventar presentabile.
avrei voglia di camminare per ore, ritrovare questa città, ma mi si rovescia sotto gli occhi: ora anche la strada dove vivo andrà all'incontrario, proprio come il treno dei desideri, dei miei pensieri.
io intanto canto, che mi migliora sempre l'umore.
no-tag
entropia,
subdolità,
tanto per postare
martedì 13 dicembre 2011
evitando bilanci e bilance
homework: organize your ideas.
dev'essere uno scherzo, per domani? perdonami. sbaglio scrivendo, sbaglio vivendo. non ho mica nulla da farmi perdonare io. perdo mani.
basta giochi di parole. basta giochi che lasciano segni indesiderati. basta giochi.
arrivi a trent'anni e ti chiedi se sei mai stata importante per qualcuno o hai solo accumulato giorni senza morire e senza vivere, sfiorando altre vite senza intaccarne la superficie.
sono pensieri che vanno smontati un po' alla volta con cacciavite brugola e pazienza, lasciando sciogliere gli ultimi pezzi tra le bollicine dei molti brindisi. ce la fai? non troppo, ma ti aiutano. e ti aiuta la botta maniacale che ti fa rimbalzare da un festeggiamento a un altro scordando il sonno e con lui gli appuntamenti e le telefonate da fare (e dico scordando, non facendo finta di scordare, per me è una novità). poi il compleanno passa e si ricomincia, planare giù non è mai facile e la prima sera libera, che hai tanto desiderato e difeso, si rivela meno piacevole del previsto. stanca e nervosa dopo una giornata pesante, finisci davvero a riordinare le idee, svegliando inevitabilmente qualche fantasma. finisce insomma per diventare una di quelle sere in cui scrivi sul blog, facendo troppo tardi a limare parole e aereoplanini di carta. e dantoti inappropriatamente del tu.
dev'essere uno scherzo, per domani? perdonami. sbaglio scrivendo, sbaglio vivendo. non ho mica nulla da farmi perdonare io. perdo mani.
basta giochi di parole. basta giochi che lasciano segni indesiderati. basta giochi.
arrivi a trent'anni e ti chiedi se sei mai stata importante per qualcuno o hai solo accumulato giorni senza morire e senza vivere, sfiorando altre vite senza intaccarne la superficie.
sono pensieri che vanno smontati un po' alla volta con cacciavite brugola e pazienza, lasciando sciogliere gli ultimi pezzi tra le bollicine dei molti brindisi. ce la fai? non troppo, ma ti aiutano. e ti aiuta la botta maniacale che ti fa rimbalzare da un festeggiamento a un altro scordando il sonno e con lui gli appuntamenti e le telefonate da fare (e dico scordando, non facendo finta di scordare, per me è una novità). poi il compleanno passa e si ricomincia, planare giù non è mai facile e la prima sera libera, che hai tanto desiderato e difeso, si rivela meno piacevole del previsto. stanca e nervosa dopo una giornata pesante, finisci davvero a riordinare le idee, svegliando inevitabilmente qualche fantasma. finisce insomma per diventare una di quelle sere in cui scrivi sul blog, facendo troppo tardi a limare parole e aereoplanini di carta. e dantoti inappropriatamente del tu.
domenica 20 novembre 2011
son stata brava?
poi arrivano ogni tanto certe sere di magone. non il supermagone, quello se deve venire viene di mattina, quel magoncino un po' così, che sei stanca ma non ti va di dormire e ti pare troppo presto per essere stanca e accendi il computer ma ti friggono gli occhi e faresti qualcosa ma non ti va di far niente e ti viene un po' freddo ma non ti va di cercare qualcosa per coprirti e non pensi niente di particolarmente drammatico e magari neanche pensi ma c'è sul fondo quel senso di non so che che non si capisce di che sa ma ha qualcosa che non va e sta storto e non va a posto. e hai capito, perchè ormai l'ho capito, che basterebbe una carezza, che come tutte le persone hai bisogno di persone e, forse più di altre persone, hai bisogno che qualcuno ti ricordi che non è un problema se esisti e magari anzi è una cosa buona.. ma non ti va di cercare nessuno o non c'è nessuno da cercare. c'è sempre qualcuno, questo è il problema, ma la voce si impiglia sulla banalità e la frivolezza della domanda che si sceglie di non fare.
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conflitti,
emme,
Lincomunicabbilità,
tanto per postare
mercoledì 2 novembre 2011
dal tramonto all'alba
finocchi a gratinare, birra, chat, lavatrice quasi pronta da stendere. cosa manca in fondo? routine, piaceri, progetti.. non è detto che tutto vada male, ma anche se fosse? a che serve pensare al peggio se non a vivere nel peggio? mi ripeto che sto bene, non so se è per convincermi o solo perchè mi sorprende questa sensazione quasi inedita. però funziona. bastarsi non vuol dire rassegnarsi: son così stanca della rassegnazione, mi fa male anche a pensarla da lontano, in vite tristi e atomiche, lontane lontanissime, per fortuna lontanissime. inedito benessere sì, si può curare e incatenare con la stessa mano, con lo stesso rassicurante avvolgente gesto, e così uccidere e salvare con un unico colpo. cicatrizza. così quest'autunno che temevo tanto si sta rivelando dolce e complesso. non riesco proprio a fare ordine e i puntelli cedono a turno, ma al cuore di questa sbilenca costruzione c'è un amore sconfinato, e non è altro che il mio respiro drogato d'aria.
lunedì 24 ottobre 2011
attesa creativa
momenti di grande lucidità, quasi raggi luminosi che attaccano una cosa a un'altra e a un'altra e poi resti a chiederti: è davvero così semplice? e perchè non l'ho capito prima? la prima risposta è no, di semplice non c'è niente, le illuminazioni semplificano ed evidenziano ma poi tutto torna complicato e contorto, e aggiungo anche per fortuna sennò sai che noia e che meccanicità. la risposta due è perchè no. le cose si capiscono quando è il momento di capirle e quando c'è abbastanta tempo e spazio, ovvero un vuoto dove farle girare. tipo una fermata dell'autobus, per quanto mi riguarda.
no-tag
momenti,
punti di vista,
ritardi
sabato 1 ottobre 2011
scorrono le notti
guido bene alle tre di notte.
è un fenomeno misterioso, ho bisogno del vuoto intorno per dare il meglio di me.
avrei continuato a guidare senza meta tutta la notte se non si fosse accesa la riserva, stavolta forse l'avrei fatto, accelerando e accarezzando le curve. perchè guido meglio la notte, anche da sobria, e non mi sarei più fermata. sola su strade deserte, tanto inquieta da sentirmi bene, scordando le incertezze, i bivi, la via di casa.
in questa stanza sono altrettanto dispersa, ma questo vuoto è tanto meno veloce, ci scivolo dentro anziché sopra.
dentro da noite veloz.
è un fenomeno misterioso, ho bisogno del vuoto intorno per dare il meglio di me.
avrei continuato a guidare senza meta tutta la notte se non si fosse accesa la riserva, stavolta forse l'avrei fatto, accelerando e accarezzando le curve. perchè guido meglio la notte, anche da sobria, e non mi sarei più fermata. sola su strade deserte, tanto inquieta da sentirmi bene, scordando le incertezze, i bivi, la via di casa.
in questa stanza sono altrettanto dispersa, ma questo vuoto è tanto meno veloce, ci scivolo dentro anziché sopra.
dentro da noite veloz.
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